DOJO, NON PALESTRA. REGOLE, ETICHETTA E FALSI MITI

di Leonardo Marchi – Pubblicato in Karateka.it

Il Dojo o meglio Dōjō (道場) è il luogo dove si praticano le arti marziali o meglio dove si ricerca la “via”: Do è traducibile come la “via” e Jo come luogo. Originariamente ereditato dalla cultura Buddista ed inteso come il luogo del risveglio di Buddha, successivamente adottato nella pratica militare per l’allenamento del Bujutsu.

Nel budō è lo spazio in cui si svolge l’allenamento ma è anche dove il praticante instaura uno speciale rapporto con l’arte che pratica, dove si ricerca la perfezione nell’allenamento, purificando la mente e dedicandosi all’arte in tutti i suoi aspetti.

In origine i Dojo erano molto piccoli, con un esiguo numero di allievi e situati in luoghi nascosti, vista la volontà di preservare i segreti della tecnica. Per i Sensei e gli allievi (Kohai) diviene una seconda casa e viene abbellito con lavori di calligrafia (Shodo), oggetti artistici e composizioni floreali. In occidente il termine viene tradotto come palestra (Gym) e insieme all’errata interpretazione si è perso (spesso) anche il suo valore, la palestra diventa il luogo dove ci si allena e il più delle volte se ne perde il valore morale e spirituale.

Il dojo è come una piccola società, con regole ben precise che devono essere rispettate. Quando gli allievi indossano il keikogi o Karategi diventano tutti uguali; la loro condizione sociale o professionale viene lasciata negli spogliatoi, per il maestro essi sono tutti sullo stesso piano. Si apprendono con le tecniche una serie di norme, che vanno dalla cura della persona e del Karategi, al fatto di non parlare, non sporcare, non portare ornamenti, al fatto di comportarsi educatamente sino all’acquisizione dell’etica dell’arte marziale.

Lo spazio del Dojo

Ogni Dojo ha un lato che viene considerato più importante chiamato SHOMEN (facciata corretta), solitamente opposto al lato di ingresso del Tatami, rappresenta il riferimento che orienta il Dojo nello spazio fisico. Vengono apposti i ritratti dei Maestri fondatori dello stile o della scuola; Su questo lato è possibile trovare il Kamiza (posto d’onore), con un Tokonoma (alcova) con appese le pergamene (emakimono) e con disposti decori come Bonsai e/o Ikebana. Saltuariamente viene collocato anche un Kamidana (santuario shintoista).
Quando effettuate il saluto “Shomen ni rei” ora sapete a chi vi rivolgete.

Ogni posizione è definita

Il lato dello Shomen, si trova apposto all’ingresso, di solito è il posto più comodo e caldo e soprattutto più sicuro dagli attacchi esterni, il lato più protetto. Il lato opposto si chiama Shimoza ed è il luogo dove si dispongono gli allievi per effettuare il saluto in ordine di grado, con i più esperti vicino al lato Joseki (a destra). Solo il Sensei da le spalle allo Shomen, permettendo a tutti gli altri di vedere il contenuto del Tokonoma.
A destra (guardando lo Shomen) si ha il Joseki, dove si collocheranno gli assistenti (SEMPAI), il lato sinistro, definito Shimoseki, rimane libero durante il saluto ma può essere utilizzato dagli allievi nel caso in cui il Sensei di disponga sul lato Joseki, in questo caso gli allievi si disporranno con i gradi più alti dal lato del Kamiza.

Durante le esercitazioni a coppie il compagno con il grado più alto occupa il lato di spalle allo Shomen.

Le Regole del Dojo

Ognuno ha le proprie abitudini e impone le proprie regole. Generalmente quelle che seguono sono in uso in quasi tutti i Dojo!

  • L’accesso al dojo è riservato a chi vuol praticare. Si accede al Dojo solo con l’apposito abbigliamento indossato, evitando di terminare la vestizione all’interno. Chi vuole seguire la lezione senza partecipare potrà farlo in silenzio senza recare disturbo.
  • Per motivi di igiene e sicurezza, non indossate orecchini, collane, braccialetti o orologi durante l’allenamento. Siate sempre attenti ad avere il corpo e i piedi puliti. È buona regola lavarsi i piedi prima di entrare in palestra. Durante l’allenamento si lavora spesso a stretto contatto con gli altri. Nessuno ama allenarsi con chi è sporco.
  • La puntualità è categorica. La lezione inizia sempre rigorosamente negli orari indicati ed è pertanto necessario ritrovarsi nel dojo almeno mezz’ora prima ed entrare nella classe pronti per iniziare. Perdere tempo vestendosi a lezione iniziata non è rispettoso verso il maestro e i compagni.
  • Se si arriva in ritardo, a lezione già iniziata, si attende che l’insegnante ci consenta di entrare, quindi si esegue il saluto al Kamiza e al Sensei e si entra posizionandosi in fondo al gruppo.
  • Se il Sensei Vi chiede di spostarvi in un punto preciso del Dojo, lo si dovrà effettuare il più velocemente possibile.
  • Non si deve interrompere il Sensei mentre spiega o durante la lezione. Si potranno effettuare le domande, alla fine della spiegazione o dell’esercitazione.
  • Non lasciate mai il vostro posto senza il permesso dell’insegnante.
  • Mai camminare in mezzo ad una coppia che si sta esercitando, o di fronte all’insegnante mentre spiega un esercitazione; Evitate di camminare vicino alla parete dello Shomen.
  • Durante la pratica non parlate, non state appoggiati al muro o rimanete inattivi durante la lezione.
  • Nei momenti di pausa dalla pratica, durante la spiegazione del Sensei, ci si dispone in Seiza o a gambe incrociate (Agura) in righe o in semicerchio sempre lasciando il lato dello Shomen libero.
  • Al termine della lezione lasciare il dojo in silenzio cercando di riflettere e meditare sulla lezione fatta.
  • Gli allievi contribuiscono alla pulizia del Dojo e degli spogliatoi. E’ doveroso sporcare il meno possibile e aiutare nella pulizia dei locali.
  • E’ vietato mangiare, bere o masticare gomme all’interno del dojo. E’ vietato fare uso inapproriato del telefonino e, ovviamente, è vietato fumare.