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	<title>asd ARMONIA</title>
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	<description>Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese</description>
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		<title>SEMINARIO DI KORYU UCHINADI A CASERTA</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 15:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Karate-Do]]></category>
		<category><![CDATA[#marco forti koryu uchinadi #seminario di koryu uchinadi #seminario di koryu uchinadi a caserta #stage di koryu uchinadi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 25 e Domenica 26 Novembre 2023 si terrà a San Leucio (Caserta), presso i locali dell’ASD Armonia – dojo Koryukan Caserta – in via degli Antichi Platani 1, il seminario di Koryu Uchinadi, organizzato da Karatekai Italia con il &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=704">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Seminario di Koryu Uchinadi a Caserta" src="https://www.koryu-uchinadi.it/wp-content/uploads/2023/11/Caserta_202311_864x576.png" /></p>
<p><span id="more-704"></span>Sabato 25 e Domenica 26 Novembre 2023 si terrà a San Leucio (Caserta), presso i locali dell’ASD Armonia – dojo Koryukan Caserta – in via degli Antichi Platani 1, il seminario di Koryu Uchinadi, organizzato da Karatekai Italia con il patrocinio CSEN Settore Karate Nazionale, aperto a tutti i praticanti di Arti Marziali di qualsiasi stile ed età.</p>
<p>Il seminario sarà diretto da Renshi Marco Forti, responsabile Koryu Uchinadi Italia, e prevederà quattro sessioni di allenamento rivolte agli adulti (dai 12 anni in poi) e una dedicata a bambini e ragazzi (fino a 12 anni).</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p><em>Sabato 25 novembre</em></p>
<ul>
<li>10.00 – 12.30 (1ª sessione dai 12 anni in poi)</li>
<li>14.30 – 17.00 (2ª sessione dai 12 anni in poi)</li>
<li>17.30 – 19.00 (Bambini e Ragazzi fino a 12 anni)</li>
</ul>
<p><em>Domenica 26 novembre</em></p>
<ul>
<li>10.00 – 13.00 (3ª sessione dai 12 anni in poi)</li>
<li>15.00 – 18.00 (4ª sessione dai 12 anni in poi)</li>
</ul>
<p>Per ricevere la circolare informativa completa di tutte le informazioni è necessario inviare una email all’indirizzo: <a href="mailto:karatekai-italia@libero.it">karatekai-italia@libero.it</a></p>
<p>Il seminario è a numero chiuso con prenotazione obbligatoria.</p>
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		<title>CORSI DI KARATE UECHI RYU E KORYU UCHINADI &#8211; 2026-27</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Sep 2018 20:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Karate-Do]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[KARATE DOJO KARATEKAI UECHI RYU KORYU UCHINADI LUCIO MAURINO CASERTA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Dojo Karatekai Caserta si propone di studiare, approfondire e diffondere gli aspetti meno conosciuti del Karate, quelli atti a creare un “ponte che collega la crescita personale con la sicurezza personale”, fondamentale per chi desidera apprendere il Karate come &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=554">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Dojo Karatekai Caserta si propone di studiare, approfondire e diffondere gli aspetti meno conosciuti del Karate, quelli atti a creare un “<b style="text-align: justify;"><i>ponte che collega la crescita personale con la sicurezza personale</i></b>”, fondamentale per chi desidera apprendere il Karate come una vera Arte marziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/09/Lucio-Maurino-Dojo-Karatekai-Caserta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-584" alt="lucio-maurino-dojo-karatekai-caserta" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/09/Lucio-Maurino-Dojo-Karatekai-Caserta.jpg" width="1080" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-554"></span>Ci rivolgiamo a tutte le età, con corsi suddivisi per livello ed età, proponendo una pratica non competitiva e ludica per i bambini e una pratica totalmente basata su applicazioni difensive, intrisa dalla filosofia morale e dall’insegnamento introspettivo atto a formare un unico studio completo per i ragazzi e gli adulti. Le finalità riguardano lo studio, l’approfondimento e la diffusione del Karate ripercorrendo la tradizione classica adattata alla società contemporanea, nella fattispecie:</p>
<p style="text-align: justify;">-   il <strong>KARATE UECHI-RYŪ</strong> per la International Kenyukai Association di Okinawa, uno stile di Karate di matrice prettamente cinese e proveniente da una disciplina di combattimento nota col nome di Pangai-Noon (metà duro/metà morbido), avente come caposcuola M° Shinjo Kyohide, 9° dan e leggenda vivente sul territorio nipponico;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-592" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-5" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-5.jpg" width="640" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-590" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-3" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-3.jpg" width="640" height="447" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">- il <strong>KORYU UCHINADI KENPO-JUTSU</strong>, per la International Ryukyu Karate Research Society (Ryūkyū Karate-Jutsu Kokusai Kenkyūkai), un metodo avente come scopo lo studio delle origini, dell’evoluzione e delle teorie relative alle applicazioni dei kata del Karate antico e del Kobudo di Okinawa, avente come caposcuola il M° Patrick McCarthy, 9° dan e noto ricercatore di fama mondiale sulle arti di combattimento storiche delle Ryukyu di Okinawa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2024/09/Karatekai_Italia_Hanshi_McCarthy_2019105.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-713" alt="karatekai_italia_hanshi_mccarthy_2019105" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2024/09/Karatekai_Italia_Hanshi_McCarthy_2019105.jpg" width="640" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a style="font-weight: 300;" href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2022/08/copy-Sito-Armonia-McCarthy3-widget-1000x288.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-660" alt="copy-Sito-Armonia-McCarthy3-widget-1000x288.jpg" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2022/08/copy-Sito-Armonia-McCarthy3-widget-1000x288.jpg" width="1000" height="288" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile Uechi-Ryū e il metodo Koryu Uchinadi hanno in comune il condizionamento del corpo, la lotta nelle sulle forme diverse, le leve articolari e le tecniche di autodifesa in generale, sia in piedi che a terra, espressioni fondamentali e caratteristiche della pratica tradizionale, congiunte agli insegnamenti etici, morali e spirituali delle Arti marziali orientali.</p>
<p style="text-align: justify;">Riteniamo che la nostra proposta formativa ed educativa rappresenti oggi un valido, quanto attuale, supporto per generare nuove “<b><i>relazioni di aiuto</i></b>” in campo sociale attraverso conoscenze e competenze i cui significati vengono analizzati nel contesto della loro totalità permettendo di ascoltare, assorbire, rispondere, esprimersi, e, attraverso lo sforzo continuo, migliorare se stessi. Il binomio insegnamento/apprendimento, infatti, non è solo un freddo passaggio di informazioni, ma una relazione tra esseri umani sul piano emotivo, fisico e cognitivo. Per tale ragione, la nostra pratica parte dal integrazione degli aspetti del movimento in generale, ovvero stimolando e sviluppando il sistema sensoriale, il sistema visivo, il sistema vestibolare, il sistema interocettivo e il sistema propriocettivo. Successivamente le abilità vengono affinate in ambito tecnico e relazionale, e i punti fondamentali sono: la respirazione (Kokyu), il rilassamento, la concentrazione, la meditazione, il lavoro sull’energia vitale (Kiko), gli esercizi di sensibilità (Kaki-e), condizionamento (Kitae) e la pratica con l’attenzione a non perdere mai il contatto con il compagno di allenamento (Muchimi).  Una teoria, quindi, supportata e verificata con la pratica tecnica costante. Questo aspetto, a volte dato per scontato e spesso sottovalutato, contiene in sé anche dei fondamenti scientifici: la reiterazione della pratica contribuisce a formare nuovi percorsi di attività neuronale e a consolidarli, a creare nuovi nessi logici e motori, rinforza la capacità di adattamento a situazioni diverse e migliora le capacità di problem-solving. Un simile percorso interiore sviluppa consapevolezza, autoefficacia, umiltà, rispetto e tolleranza, per gestire in maniera più serena il continuo conflitto del vivere sociale quotidiano, ed è attraverso questa impegnativa, ma socialmente utile, crescita che il praticante impara come superare gli ostacoli e le difficoltà apparentemente insormontabili che la vita gli riserva. Parafrasando il filosofo John Ruskin, riteniamo che il miglior riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie ad essa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-589" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-2" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-2.jpg" width="1000" height="469" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a style="font-weight: 300;" href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2018/09/Karatekai_Italia_Hanshi_McCarthy_2019158.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-715" alt="karatekai_italia_hanshi_mccarthy_2019158" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2018/09/Karatekai_Italia_Hanshi_McCarthy_2019158.jpg" width="640" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I Corsi per bambini, ragazzi e adulti della nostra Scuola di Karate Uechi Ryu e Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu sono ripartiti. Vi aspettiamo per darvi la possibilità&#8217; di provare questa fantastica disciplina altamente formativa ed educativa.</p>
<p><strong>Bambini e Ragazzi da 5 a 11 anni</strong></p>
<p>Lunedì e Venerdì ore 17.00 &#8211; 18.00 &#8211; Mercoledì ore 16.45 &#8211; 17.45</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ragazzi e Adulti da 12 anni in su</strong></p>
<p>Lunedì e Venerdì ore 18.30 &#8211; 19.45 &#8211; Mercoledì ore 18.00 &#8211; 19.00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dojo Karatekai Caserta</strong></p>
<p>c/o asd Armonia</p>
<p>viale degli antichi platani, 1</p>
<p>San Leucio (Caserta)</p>
<p>karatekai-italia@libero.it</p>
<p><a href="https://www.associazionearmonia.com/" target="_blank">www.associazionearmonia.com</a></p>
<p><a href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/09/Dojo-Karatekai-Caserta.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-585" alt="dojo-karatekai-caserta" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/09/Dojo-Karatekai-Caserta-1024x768.jpg" width="584" height="438" /></a></p>
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		<title>MASTERCLASS KARATEDO UECHI RYU KENYUKAI</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 23:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Karatekai Italia – www.karatekai-italia.it San Leucio, 11/12 Novembre 2017 Un evento storico quello svoltosi a San Leucio, provincia di Caserta, organizzato presso la asd ARMONIA, da KARATEKAI ITALIA, scuola di Karate Uechi-ryū e Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu,in collaborazione con asd Sportivart e con &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=588">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i>di Karatekai Italia – </i><a href="http://www.karatekai-italia.it"><i>www.karatekai-italia.it</i></a></p>
<p><i>San Leucio, 11/12 Novembre 2017</i></p>
<p style="text-align: justify;">Un evento storico quello svoltosi a San Leucio, provincia di Caserta, organizzato presso la asd ARMONIA, da <strong>KARATEKAI ITALIA</strong>, <strong>scuola di Karate Uechi-ryū</strong><b> </b>e<strong> Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu,</strong>in collaborazione con asd Sportivart e con il patrocinio del CSEN – settore Karate Nazionale.<a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-595" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-7" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-7.jpg" width="678" height="960" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-588"></span>Nei giorni 11 e 12 Novembre, infatti, direttamente da Okinawa e per la prima volta in Italia, il Maestro<b> KIYOHIDE SHINJO</b>, 9° dan ecaposcuola della Kenyukai Okinawa Association per il KARATE UECHI RYU, ha magistralmente condotto delle lezioni pratiche ai numerosi partecipanti provenienti da diverse regioni d’Italia ed alcuni paesi stranieri come Israele e Germania.<a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-591" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-4" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-4.jpg" width="545" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un crescente interesse, dunque, per questo stile di Karate okinawense, di matrice prettamente cinese, il suo nome originario infatti è Pangai Noon, i cui movimenti di attacco e difesa si ispirano alle caratteristiche di tre animali come la <i>Tigre</i>, riferendosi a forza, ferocia e determinazione, il <i>Drago</i>, riferendosi a velocità, flessibilità e respirazione, e la <i>Gru</i>, riferendosi a equilibrio e grazia dei movimenti. Eccellente per condizionare il corpo e la mente, il Karate Uechi Ryu si contraddistingue per un ampio uso di movimenti circolari e di tecniche a mano aperta, altamente consigliato a tutte le fasce d’età per finalità rivolte allo studio e pratica del Karate nella sua accezione marziale, a scopo non-agonistico, con riferimento agli aspetti storici, culturali, tecnici e filosofici nonché ai valori etici e morali che accompagnano il praticante per tutta la vita. Questi insegnamenti sono il frutto di anni di elaborazione di grandi Maestri che rendono il Karatedo un’arte marziale ancora attuale e di grande utilità per le nuove generazioni. <a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-590" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-3" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-3.jpg" width="640" height="447" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ad assistere il Maestro Shinjo, sono intervenuti da Israele il M° <b>SHAI HAI</b>, allievo diretto del M° Shinjo, 5° dan Uechi Ryu, caposcuola per il Medio Oriente della Kenyukai Okinawa Association, e dall’Italia il M° <b>LUCIO MAURINO</b>, 3° dan Uechi Ryu, responsabile per l’Italia della Kenyukai Okinawa Association e direttore tecnico-didattico Karatekai Italia.<a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-592" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-5" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-5.jpg" width="640" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il programma della Masterclass ha previsto 4 sessioni di allenamento, rivolte a partecipanti dai 12 anni in poi, in cui sono stati mostrati i protocolli di lavoro che vengono impartiti nelle scuole okinawensi, dove il Karate, considerato tesoro nazionale, viene insegnato fin da piccoli, e tutti gli esercizi fondamentali, definiti come Hojo Undo, per passare successivamente allo studio formale e funzionale di alcuni kata, come Sanchin e Seisan, definiti come modello di esecuzione a solo caratterizzante principi di applicazione pratica a due persone. Inoltre è stata dedicata anche una sessione di allenamento per bambini e ragazzi fino a 12 anni, dove il Maestro si è contraddistinto per uno stile di insegnamento ludico ma pregno di significati riconducibili a disciplina, rispetto di sé e degli altri, pratica costante. <a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-593" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia.jpg" width="640" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ad apprezzare la grande “expertise” del Maestro Shinjo è stata presente anche la sig.ra Delia Piralli, coordinatrice nazionale del CSEN, che ha rivolto i suoi saluti a tutti i partecipanti testimoniando il riconoscimento che il CSEN, nella persona del Presidente Francesco Proietti, ha proferito di recente al M° Lucio Maurino come responsabile nazionale CSEN del Karate Uechi Ryu Kenyukai per il settore Karate. <a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-589" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-2" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-2.jpg" width="1000" height="469" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma non ci resta che ridare a tutti l’appuntamento al prossimo anno, per un altro grande incontro con il grande Maestro Shinjo, considerato leggenda vivente ad Okinawa, la culla mondiale del Karate.<a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-594" alt="shinjo-kiyohide-karatekai-italia-6" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2017/12/Shinjo-Kiyohide-Karatekai-Italia-6.jpg" width="600" height="100" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, per chi volesse intraprendere un percorso formativo, di studio e pratica, relativo allo stile di Karate Uechi Ryu Kenyukai in Italia, può scrivere a <a href="mailto:karatekai-italia@libero.it">karatekai-italia@libero.it</a> chiedendo tutte le informazioni a riguardo.</p>
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		<title>KARATEKAI ITALIA &#8211; Uechi Ryu e Koryu Uchinadi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 16:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PERCHÈ LO STILE DI KARATE UECHI RYU ? Il KARATE UECHI RYU della Kenyukai Okinawa Association ha come caposcuola il M° Shinjo Kyohide, 10° dan e leggenda vivente sul territorio nipponico poiché è stato nove volte campione del “All Okinawa &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=504">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PERCHÈ LO STILE DI KARATE UECHI RYU ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il <b>KARATE UECHI RYU </b>della Kenyukai Okinawa Association ha come caposcuola il M° <i>Shinjo Kyohide</i>, 10° dan e leggenda vivente sul territorio nipponico poiché è stato nove volte campione del “All Okinawa <a title="Kata" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Kata">Kata</a> and <a title="Kumite" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Kumite">Kumite</a> Championships”. Figlio ed allievo di <a title="Seiyu Shinjo (page does not exist)" href="https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Seiyu_Shinjo&amp;action=edit&amp;redlink=1">Seiyu Shinjo</a>, diventa sho-dan (1° dan) all’età di 16 anni. Dopo la morte del padre, nel 1979, Shinjo si è ritirato incontrastato dalle competizioni fondando il gruppo Kenyukai (“<i>Ken</i>” significa pugno, &#8220;<i>yu</i>&#8221; deriva dal nome del padre Seiyu Shinjo e &#8220;<i>kai</i>&#8221; significa gruppo, quindi &#8220;<i>Kenyukai</i>&#8221; significa &#8220;gruppo del forte pugno di Seiyu Shinjo) con la Uechi Ryu Association reclutando, nel tempo, proseliti in tutto il mondo. Egli, inoltre, è membro del consiglio di amministrazione della Okinawa Karate Federation, di cui è stato presidente dal 1991 al 2004.<span id="more-504"></span>Lo stile di Karate Uechi Ryu è di matrice prettamente cinese, e proviene da una disciplina di combattimento nota col nome di <a title="Pangai-noon" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pangai-noon">Pangai-Noon</a> (che significa <i>&#8220;metà duro/metà morbido&#8221;</i>). Esso fu introdotto per la prima volta ad <a title="Okinawa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Okinawa">Okinawa</a>, agli inizi del secolo scorso, dal M° <a title="Kanbun Uechi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kanbun_Uechi">Kanbun Uechi</a>, che lo aveva studiato per oltre 10 anni, appunto in Cina, tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, nella provincia del <a title="Fujian" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fujian">Fujian</a> (nota per gli stili di lotta della <a title="Hequan" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hequan">Gru Bianca</a>), sotto la guida del noto M° Shu Shi Wa. Questo sistema è anche denominato “<i>sistema della tigre, della gru e del drago</i>” poichè è caratterizzato da ciò che questi tre animali simbolizzano: forza e vigore (tigre), morbidezza e grazia (gru), agilità e imprevedibilità (drago). Inoltre il sistema è caratterizzato da particolari tecniche, di cui riportiamo un piccolo esempio, che sono difficili da trovare nelle altre scuole di Karate come:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>SOKUSEN-GERI &#8211; Calcio con la punta dell’alluce;</li>
<li>BOSHIKEN-ZUKI &#8211; Colpo con il pollice piegato;</li>
<li>WA-UKE – Ricevere in modo morbido e circolare.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I Kata praticati nello Uechi-ryū sono otto. Tre sono quelli originariamente appresi da Kanbun Uechi durante il suo soggiorno cinese presso il M° Shu Shi Wa: <a title="Sanchin" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sanchin"><i>Sanchin</i></a>, <i>Seisan</i> e <i>Sanseiryu</i>; i cinque restanti invece, furono elaborati da suo figlio Kanei Uechi e dai suoi studenti dopo la seconda guerra mondiale. Il Kata principale, considerato la chiave di volta dell&#8217;intero stile è il <i>Sanchin </i>(traducibile come &#8220;<i>tre tesori</i>&#8221; o &#8220;<i>tre conflitti</i>&#8220;). Attraverso la pratica di questo esercizio isotonico/isometrico, che può a tutti gli effetti dirsi propedeutico alla pratica del Karate Uechi-ryū, si apprende la respirazione basilare dello stile e con la dovuta durezza/morbidezza, il corpo del praticante si plasma, i muscoli si tonificano e la struttura ossea si consolida.</p>
<p style="text-align: justify;">La Scuola Karatekai Italia è venuta a conoscenza di questo antico e incontaminato stile di Karate grazie al M° Shai Hai, 6° dan, israeliano allievo diretto del caposcuola e responsabile della Kenyukai Association in Israele e in tutto il Medio Oriente, che dopo alcuni anni di collaborazione, iniziata nel 2014, attraverso seminari formativi svoltisi in Israele e in Italia fino ad oggi, ha conferito al M° Lucio Maurino, 5° dan Shihan di Uechi Ryu, la responsabilità dell&#8217;insegnamento del Karate Uechi Ryu in Italia secondo il metodo Kenyukai, designando, altresì, il Dojo Karatekai Caserta (dojo dove insegna il M° Lucio Maurino) quale di Honbu Dojo (dojo principale) della Uechi Ryu Kenyukai Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tali ragioni, La Scuola Karatekai Italia riconosce come collaboratore per lo stile di Karate Uechi Ryu il M° Shai Hai, che periodicamente sarà coinvolto come docente nei seminari nazionali in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2016/08/Dojo-Kaartekai-Caserta-2016.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-505" alt="Dojo-Kaartekai-Caserta-2016" src="https://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2016/08/Dojo-Kaartekai-Caserta-2016.jpg" width="1000" height="707" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PERCHÈ IL METODO KORYU UCHINADI KENPO-JUTSU ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo <b>KORYU UCHINADI KENPO-JUTSU<sup>®</sup></b>, ideato dal M° <i>Patrick McCarthy</i>, Hanshi 9º Dan, noto ricercatore di fama mondiale con oltre un quarant’anni di studi approfonditi compiuti in Giappone, in Cina, in particolare nella regione del Fujian, nel Sud Est Asiatico e, naturalmente ad Okinawa, è un’interpretazione moderna delle discipline di combattimento storiche di Okinawa, fondata come alternativa pragmatica alla pletora di stili di Karate moderno definiti come “<i>tradizionali</i>” terribilmente ambigui e altamente non funzionali. Metodo di apprendimento/insegnamento completamente sistematizzato, coesivo e coerente, impartito in un’atmosfera che onora la cultura da cui deriva ed i pionieri che ne hanno forgiato la pratica, il Koryu Uchinadi è sia un’arte che una scienza. Ben spiegato attraverso la meccanica comune e principi immutabili, il Koryu Uchinadi ha come caratteristiche peculiari le vibranti dinamiche corporee, i movimenti efficaci, la teoria funzionale basata sugli HAPV (atti abituali di violenza fisica) e gli esercizi applicativi a due che ridonano vita ai Kata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lascito del Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu può essere fatto risalire alle pratiche del <a title="Quanfa" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quanfa">quanfa (kenpo)</a> cinese del Fujian del periodo <a title="Qing" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Qing">Qing</a> (1644-1911) che vennero introdotte e segretamente coltivate ad Okinawa durante l&#8217;ultima parte dell&#8217;antico Regno delle Ryukyu. Originariamente ricercato per le sue applicazioni difensive brutalmente efficaci, il Koryu Uchinadi Kenpo-Jutsu è basato sulle seguenti discipline del <i>quanfa</i> (kenpo cinese) del Fujian:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><a title="Kata" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kata"><b><i>Hsing</i></b> (Kata)</a> &#8211; i paradigmi difensivi originari cinesi;</li>
<li><a title="Qinna" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Qinna"><b><i>Qinna</i></b></a> (Torite) &#8211; tecniche di presa e controllo utilizzate dalle forze dell&#8217;ordine locali;</li>
<li><a title="Shuai jiao" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Shuai_jiao"><b><i>Shuai Jiao</i></b></a> (<a title="Tegumi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tegumi">Tegumi</a>) &#8211; un antico metodo di origine cinese basato sulla lotta corpo a corpo, praticata da ragazzi e giovani uomini;</li>
<li><b><i>Tigwa</i></b> &#8211; forma plebea di impatto percussivo importata nell&#8217;isola dal Regno del Siam;</li>
<li><a title="Kobudo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kobudo"><b><i>Buki-gwa</i></b></a> &#8211; l&#8217;arte dell&#8217;uso delle armi.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Queste pratiche vennero sintetizzate con le tecniche difensive locali e vennero costantemente reinterpretate nel tempo sia dalle autorità di polizia che da entusiasti praticanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Koryu Uchinadi Kenpo-jutsu include un&#8217;ampia gamma di abilità fisiche che consistono nel bloccare, calciare, colpire con i pugni [<i>kihon-waza</i>], manipolare le articolazioni e controllare gli arti (<i>kansetsu-waza</i>), limitare i movimenti dell&#8217;avversario (<i>katame-waza</i>), afferrare/premere i nervi e attaccare i tendini (<i>tori-te waza</i>), colpire i punti anatomicamente vulnerabili (<i><a title="Kyusho-jutsu (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Kyusho-jutsu&amp;action=edit&amp;redlink=1">kyusho-jutsu</a></i>), limitare l&#8217;afflusso di sangue al cervello e aria ai polmoni (<i>shime-waza</i>), rompere l&#8217;equilibrio/proiettare (<i>nage-waza</i>), lottare a terra (<i>ne-waza</i>), uscire da prese e contrattaccare (<i>gyaku-waza</i>).</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, esso enfatizza gli esercizi a due persone chiamati <i>tegumi futari geiko</i> (<i>Te = mano o mani. Tra le diverse interpretazioni che possono essere attribuite al termine “gumi” ricordiamo unire, cooperare e afferrare. In questo contesto Tegumi si riferisce all&#8217;intrappolare e afferrare con le proprie mani. Futari-geiko significa pratica continuativa o esercizio fluido a due persone</i>), quali principali forme di allenamento. Pratiche di questo tipo includono la riproduzione di attacchi realistici, come strangolamenti, prese, ecc&#8230; e le corrispondenti difese sia da posizione eretta (<i>tachi-waza</i>) che da terra (<i>ne-waza</i>) con compagni che alternano il ruolo di attaccante e difensore.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso la pratica dei tegumi, il praticante comprende i significati ed i principi dei movimenti e delle posizioni (<i>composizioni difensive</i>) integrati nei kata. Quando praticano i tegumi i praticanti applicano diversi colpi e calci con i piedi, controlli, intrappolamenti, agganci e deflessioni con avambracci e mani, urti col corpo, lotta, blocco delle articolazioni e colpi ai punti vitali con le nocche o le dita in un &#8220;<i>flusso continuativo</i>&#8221; di movimenti usando brevi sequenze difensive estratte dai kata tradizionali di Karate. Concentrarsi su una sequenza limitata di movimenti consente al praticante di acquisire velocemente familiarità con la tecnica che diviene in breve un&#8217;azione riflessa. L&#8217;allenamento ai tegumi è molto importante poiché in una situazione reale di autodifesa l&#8217;esecuzione intuitiva ed automatica del gesto difensivo è un elemento vitale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Scuola Karatekai Italia è venuta a conoscenza di questo geniale ed innovativo metodo omni-comprensivo di pratica marziale grazie alla collaborazione che, dal 2011, il M° Lucio Maurino, ha instaurato con il caposcuola, durante i suoi seminari nazionali annuali, ed il suo primo istruttore certificato, nonché responsabile nazionale per il Koryu Uchinadi Kenpo Jutsu in Italia, il M° Marco Forti, 5° dan Renshi, direttore tecnico della Seishinkai di Cesena, responsabile per l’Italia dell’International Ryukyu Karate Research Society (Ryūkyū Karate-jutsu Kokusai Kenkyūkai) associazione del caposcuola diffusa a livello mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tali ragioni, La Scuola Karatekai Italia riconosce come collaboratore per il settore Koryu Uchinadi Kenpo-Jutsu, il M° Marco Forti, che periodicamente sarà coinvolto come docente nei seminari nazionali in Italia.</p>
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		<title>KARATE E ARTI MARZIALI TRA TRADIZIONE E MODERNITA’, TRA JUTSU E DŌ</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2016 16:44:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Lucio Maurino Le arti marziali giapponesi hanno esercitato una grande influenza sulla cultura giapponese nel corso dei settecento anni del governo feudale. Dal “Periodo Muromachi” (1392-1573), e all&#8217; &#8216;”Epoca dei paesi combattenti” (1482-1558), in particolar modo, i &#8220;bushi&#8221; (guerrieri) &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=486">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i>di Lucio Maurino</i></p>
<p style="text-align: justify;">Le arti marziali giapponesi hanno esercitato una grande influenza sulla cultura giapponese nel corso dei settecento anni del governo feudale. Dal “<b>Periodo Muromachi</b>” (1392-1573), e all&#8217; &#8216;”<b>Epoca dei paesi combattenti</b>” (1482-1558), in particolar modo, i &#8220;bushi&#8221; (<i>guerrieri</i>) ricevevano una formazione molto intensa, che al giorno d&#8217;oggi sarebbe impensabile riproporre. Inoltre, poiché le arti marziali (Bujutsu) sono direttamente connesse alla vita e alla morte, essi si addentrarono anche profondamente nei problemi dello spirito, e, attraverso gli insegnamenti e le pratiche ascetiche dello Shintoismo, del Buddismo, del Confucianesimo, di Chuang-tse e Lao-tse, innalzarono ai massimi livelli queste &#8220;<i>Vie</i>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2016/04/img01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-487" alt="img01" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2016/04/img01.jpg" width="398" height="602" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-486"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci si riferisce alle arti marziali giapponesi antecedenti l’era Meiji (1868), oppure all’editto Haitōrei del 1876 (<i>editto imperiale che vietava di portare in pubblico le spade</i>), si utilizza il termine  <b>Koryū</b> (古流), che significa <i>scuola antica</i> (o anche <i>tradizionale</i>). Lo scopo primario delle Koryu (<i>cioè delle scuole di arti marziali antiche/tradizionali</i>) era quello del loro impiego in guerra (<i>di fatto sono arti marziali intese come Jutsu, nel senso di metodo, tecnica, arte</i>). Un esempio di Koryu è quello riferito ad una scuola generica che preserva inalterata la propria pratica marziale tradizionale (<i>o antica</i>) anche in assenza di conflitti (<i>di fatto contesti dove venivano effettivamente testate l’efficacia delle tecniche e delle tattiche</i>). Ci sono poi delle Koryu che hanno introdotto modifiche al loro metodo di pratica in relazione ad una forma di aggiornamento temporale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando terminò l’ “<b>Epoca dei paesi combattenti</b>”, nella tarda &#8220;<b>Epoca Edo</b>&#8221; in cui regnò la pace, venne stabilito il sistema feudale. In quel periodo si creò una distinzione fra le pratiche marziali usate nel combattimento vero e proprio e le pratiche marziali connesse con il codice di formazione del &#8220;<b>Bushid</b><b>ō</b>&#8220;, che enfatizzava lo spirito di lealtà, cui venne data una grande importanza. Poiché nel “<b>Periodo Showa</b>” (1925-1988) queste ultime furono utilizzate per rafforzare e diffondere lo spirito di patriottismo e anche a causa del fatto che ciò ebbe un forte impatto fra la gente, ancora oggi sono in molti a credere che lo spirito del &#8220;<b>Bud</b><b>ō</b>&#8221; (o anche <b>Gendai Budō</b> 現代武道), corrisponda all&#8217;idealismo confuciano. Questa è la via dell&#8217;etica (<i>morale</i>) sociale che si creò per soddisfare le esigenze di quei tempi ed è generalmente chiamata la &#8220;<i>Via dell&#8217;Etica</i>&#8221; (Shinkaku no Michi).</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, con il termine <b>Gendai Budō</b>, letteralmente<i> “Via marziale moderna”</i>, si definiscono le arti che furono fondate dopo il 1868, il cui scopo era focalizzato non più sulle tecniche di combattimento corpo a corpo da utilizzare in guerra, bensì all’auto-miglioramento (<i>psicofisico e spirituale</i>) dell’individuo che le praticava, con diversi livelli di enfasi circa le possibili applicazioni pratiche (<i>da arte per la difesa personale a sport</i>).</p>
<p style="text-align: justify;">La parola Budō è composta da due kanji, <b>Bu</b> (武) e <b>D</b><b>ō</b> (道). Bu significa <i>marziale</i> o <i>guerra</i>, e Dō (o anche <em>Michi</em>) significa <i>Percorso</i> o <i>Via</i>. In cinese, il carattere Dō (pronunciato &#8220;<i>Tao</i>&#8220;) è molto meno tangibile, dato che non significa soltanto Via. Tao esprime anche una visione olistica del mondo ed un’idea di completa unità. I giapponesi hanno adattato la parola Dō a finalità più pratiche. Quando la usano come suffisso per descrivere un&#8217;attività, non necessariamente marziale, come il Chadō (茶道), Via della preparazione del tè, ad esempio, Dō rappresenta la conoscenza in una data disciplina. Per quel che riguarda gli esseri umani, Dō è la via dell&#8217;autorealizzazione e dell&#8217;armonia con l&#8217;universo. Riguardo il prefisso Bu, possiamo quindi assumere che questa autorealizzazione sarà raggiunta attraverso lo studio e la pratica di una disciplina marziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema per gli occidentali è che entrambi i termini Budō e Bujutsu sono stati tradotti sempre come Arte Marziale. Sebbene chiaramente evoluto allo scopo di adattarsi alle moderne condizioni sociali, politiche ed etiche, nonché ad un diverso approccio pedagogico, il Budō (o Gendai Budō) deriva più o meno direttamente dal Bujutsu (o Koryu Bujutsu = arte marziale antica/tradizionale), che in realtà è l&#8217;ancestrale disciplina del combattimento: puramente pratica, diretta e mortale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; dunque importante avere ben chiaro che la nozione di difesa personale è intrinseca nel Bujutsu. Il carattere Bu è in realtà composto da due parole: lancia e interruzione. Quindi il Bujutsu è più che altro un metodo per difendersi piuttosto che attaccare un altro uomo. Inoltre i praticanti di Bujutsu ricevevano anche insegnamenti morali, ma venivano da studi separati di Confucianesimo e altre filosofie. La filosofia non faceva certo parte, a quel tempo, dell&#8217;educazione marziale.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario, quindi, abbattere il mito del Budō &#8220;<i>tradizionale</i>&#8220;. Tutti i Budō sono stati creati tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, non c&#8217;è nulla di veramente tradizionale nel praticare un Budō, tutti i Budō furono creati dopo che divenne chiaro che le discipline marziali tradizionali dovevano cambiare se volevano sopravvivere. A quel tempo, il Bujutsu non era più pertinente in senso pratico, a causa dei progressi sociali e tecnologici, così come delle pressioni politiche. Dallo smantellamento della classe guerriera durante la restaurazione Meiji fino agli anni del dopoguerra, quando le discipline di combattimento erano proprio proibite, per le arti marziali è stata davvero dura trovare una giustificazione per la loro esistenza. Alcuni visionari invece pensarono che il valore educativo della pratica di un&#8217;arte marziale non doveva andare perso e crearono quindi il Budō a partire dal Bujutsu. Studiando gli scritti dei fondatori dei Budō più importanti, Jigoro Kano (Judō), Morihei Ueshiba (Aikidō) e Gichin Funakoshi (Karatedō), restano pochi dubbi riguardo il vero scopo per cui sono state create queste discipline.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene il termine Budō sia alquanto recente, il processo di demilitarizzazione della società giapponese e l&#8217;indebolimento delle tecniche marziali sono molto più recenti. Probabilmente tutto era cominciato a partire dal sedicesimo secolo, quando lo shogunato dal pugno di ferro dei Tokugawa prese il potere in Giappone e mise fine a secoli di costante guerra civile. I Bushi (<i>guerrieri</i>) divennero samurai (<i>servitori civili</i>) e le tecniche che una volta si usavano in combattimento vennero ridefinite e semplificate per un uso più rado e principalmente urbano. In realtà l&#8217;ideologia del Bushidō (<i>Via del guerriero</i>), prese forse piede dal fatto che il samurai non aveva molto da fare (<i>niente più guerre da combattere</i>) ed un sacco di tempo da ammazzare (<i>il loro grado non gli permetteva di esercitare altre professioni</i>). Quindi riuscivano a vivere più a lungo non venendo uccisi in guerra nel fiore degli anni, e probabilmente divennero anche più saggi con l&#8217;età. Di conseguenza, si sforzavano di giustificare le loro capacità, oramai inutili, associandole ad una filosofia di vita e ad attributi morali. E&#8217; interessante notare che la parola Bushidō è una invenzione molto recente, sebbene la sua filosofia sia stata sviluppata e glorificata per lungo tempo negli scritti di autori come Tsunetomo o Musashi, tra i più influenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In riferimento al valore intrinseco del Dō, il 1868 può apparire troppo avanti nel tempo, dato che il processo di pacificazione portato e imposto dallo shogunato Tokugawa ha garantito al Giappone ed ai suoi Feudatari oltre 200 anni di pace e stabilità, sino alla restaurazione Meiji. Quindi, ciò che porta al concetto filosofico di Dō, in una valenza marziale, vede la luce prima dell&#8217;era Tokugawa, in quanto necessità di sopravvivenza dell’arte, dando uno spazio importante anche all’estetica, alla gestualità individuale come viatico filosofico per conseguire un miglioramento interiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2016/04/4463008_f5201.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-488" alt="4463008_f520[1]" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2016/04/4463008_f5201.jpg" width="520" height="520" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ora che comprendiamo le origini del Budō, possiamo cominciare ad afferrare cosa significhi oggi. Al contrario di ciò che molta gente crede, il Budō non è un sistema di autodifesa ma è un sistema educativo. Il Budō-ka (<i>praticante di Bud</i><i>ō</i>) impara i valori morali del rispetto, della pace, dell&#8217;umiltà, ecc. attraverso il perfezionamento di una coreografia marziale. Quindi è molto importante capire che l&#8217;efficacia non è l&#8217;obiettivo primario di studio nel Budō. Infatti, in molti casi, l&#8217;efficienza della tecnica è stata volontariamente diminuita per ridurre il rischio di danni fisici durante gli allenamenti e per aumentare i benefici su mente e corpo. Ad esempio, le tecniche di Budō sono spesso usate per &#8220;<i>aprire</i>&#8221; il corpo del praticante, mentre approcci più antichi e pratici portavano a posture più &#8220;<i>chiuse</i>&#8221; o compatte. I vantaggi del Bujutsu servono alla sopravvivenza, mentre i benefici del Budō sono per la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, è bene ricordare che le tecniche insegnate nel Budō sono pur sempre delle tecniche marziali ad hanno conservato un loro grado di efficacia. Alcune scuole di Budō sono anche focalizzate sull&#8217;efficacia maggiormente di altre e non sarebbe ragionevole dire che tutti i Budō non sono efficaci in combattimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia è inutile comparare un Budō ad un&#8217;altra arte marziale in termini di efficacia marziale. L&#8217;efficacia non è la priorità di una pratica di Budō più che trentennale. Se qualcuno volesse imparare qualcosa di principalmente pratico, che sia un sistema di combattimento efficace o uno di autodifesa, può rivolgersi al Koryu Bujutsu (<i>se si vuole rimanere nell&#8217;ambito delle discipline giapponesi</i>).</p>
<p style="text-align: justify;">Da notare comunque che se i Budō non sono tecniche di combattimento, essi non sono neanche degli sport. Le arti marziali non cessano mai di evolvere ed i Budō che oggi si evolvono verso discipline da competizione (<i>Shiai</i>) sono dette Kakutogi. Sfortunatamente, i benefici di miglioramento personale intrinseci dell&#8217;arte da cui provengono vengono spesso persi strada facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i Budō più importanti, relativi alla Shinkaku no Michi (<i>Via dei principi etici e morali – morale confuciana</i>) abbiamo il <b>Judo</b> (柔道), il <b>Kendo</b> (剣道), lo <b>Iaidō</b> (居合道), il <b>Kyūdō</b> (弓道), il <b>Karatedō</b> (空手道), il <b>Naginata</b><b>dō</b> (なぎなた-薙刀道), lo <b>Shorinji Kempō</b> (少林寺拳法), dove Pō assume la sinonimia di Dō (<i>Pō, infatti, è la lettura del carattere &#8220;Hō&#8221;, che si trova in molti termini religiosi, come per esempio &#8220;Buppō&#8221; che tradotto significa “la legge di Budda”</i>). La parola Nin-Pō usa quindi il termine &#8220;<i>Ho</i>&#8221; poiché quest&#8217;arte marziale ha profondi significati religiosi. Nel <b>Ken-Pō</b>, infatti, si combinano due parti: Arte Marziale (<i>Bumon</i>) e Spiritualità (<i>Shumon</i>), ed è possedendo entrambe queste qualità che si arriva ad avere un corpo ed una mente armoniosamente equilibrati. Quindi “Dō” come perseguimento della Via, concetto importantissimo nelle arti di combattimento e di confronto fisico, ma anche nella vita di ogni giorno, e “Ho/Pō” come <i>eterna verità</i>, nell&#8217;antico linguaggio indiano, non solo nel perseguire una Via ma anche per andare oltre la via stessa. Questo non significa che il termine in questione ricopra maggiore importanza rispetto a tutte quelle discipline che invece perseguono la Via classica, ma cerca solo di distinguersi da esse e andare non solo alla ricerca della Via stessa, ma anche, e soprattutto, di entrare in quell&#8217;eterno circolo di vita che la natura ci insegna tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<b>Aikidō</b> (合氣道), invece, ha una classificazione a parte legata alla Shinpo no Michi (<i>Via dei Principi Spirituali</i>), un sistema derivato dai metodi di pratica dello Shintoismo, del Buddismo esoterico (<i>Mikkyo</i>), dello Zen, del Taosismo e degli insegnamenti di Chuang Tse, e rappresenta la &#8220;<i>Via</i>&#8221; che ha unificato (<i>sintesi</i>) la filosofia pratica (<i>applicata</i>) orientale dell&#8217; &#8221;<i>unione mente-corpo</i>&#8221; e le arti marziali (<i>Bujutsu</i>). Questa via indica come condurre ed utilizzare la propria vita basandosi sulla concezione (<i>visione</i>) orientale del mondo e dell&#8217;esistenza, è la via che &#8220;<i>scorre in fondo al cuore</i>&#8221; e che ancor oggi sostiene la visione dell&#8217;universo e dell&#8217;esistenza dei giapponesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto finora riportato, per lo meno in Giappone, la distinzione tra <i>Tradizionale</i> (o Antico) e <i>Moderno</i> ha dei punti di riferimento più definiti e legati più alla loro temporalità epocale che non alla singola e specifica arte marziale a seconda di dove la geografia ci dice si sia evoluta. Certo tutti gli stili di Karate giapponesi, a questo punto, sono <i>de facto</i> moderni ed il suffisso tradizionale, usato da alcuni, è improprio ed incongruente, anche perché tali tipologie nascono anche con finalità sportive. Sicuramente Tode/Te/Uchinadi ecc… sono tradizionali/antichi, sia che si prenda a riferimento il 1868, il 1876, o anche il periodo Edo nella sua globalità e non certo perché provenienti da Okinawa e non da un altro distretto giapponese.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, nonostante questo metodo, attraverso cui si utilizzano le date e quindi i periodi storico-politici che il Giappone ha vissuto, sia equo e significativo per distinguere il tradizionale dal moderno, è meglio utilizzare una classificazione riferita all’etimologia italiana per intendere la diversità tra tradizionale e moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, <b>tradizionale </b>è un termine che si riferisce a &#8216;<i>tradizione</i>&#8216;, documentato per la prima volta nel 1598 ed è derivato per via dotta dal latino &#8216;traditione(m)&#8217; che è a sua volta un derivato dal verbo &#8216;tradere&#8217;, il cui significato di base è &#8216;<b>consegnare oltre</b>&#8216;(tra + dare). L&#8217;accezione originaria della voce è quindi &#8216;<b>consegna/affidamento</b>&#8216;, cioè <i>&#8216;trasmissione ininterrotta alla posterità di memorie storiche, dottrine, usanze, costumi, leggende passate di generazione in generazione e da epoca a epoca per via orale, senza prove certe&#8217;</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso il concetto di &#8216;tradizione&#8217; è fondamentalmente legato alla trasmissione e consegna alle nuove generazioni di credenze o usanze che si ripropongano ininterrottamente e sulla base di una condivisione diffusa. La &#8216;<i>tradizione</i>&#8216; vive soltanto se trasmessa ininterrottamente e immutabilmente attraverso canali comunitari condivisi. Quindi si tratta di trasmettere, in maniera inalterata e non personalizzata, qualche cosa di pregresso a nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordando questi concetti, potremmo dare ai termini “tradizionale/antico” una definizione di <b>tipico</b>: &#8216;<i>tipico</i>&#8216; è una parola tutt&#8217;altro che “tipica” nella lingua italiana, dove col significato di &#8220;<i>appartenente a un tipo, a una persona o a una cosa&#8221; oppure &#8220;conforme a un tipo, che ne condivide le caratteristiche&#8221;</i>, dal greco typos &#8216;<i>impronta</i>&#8216;, che riprende il verbo &#8216;typtein&#8217; che significa &#8216;battere&#8217; e anche &#8216;lasciare un segno, un&#8217;impronta&#8217;. Quindi è tipico<i> “ciò che riflette, riproducendolo esattamente, un certo modello che nel tempo può anche subire aggiornamenti marginali, dovuti all’evoluzione, senza mai variare il suo significato genuino&#8221; il Karate tradizionale o antico, appunto !”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">I Saggi giapponesi (maestri non solo di arti marziali), per far intuire meglio questo concetto, portano come esempio quello di far immaginare all&#8217;allievo una montagna: il termine &#8220;<b><i>Jutsu</i></b>&#8221; potrebbe indicarci “<i>come</i>” si sale sulla montagna, il termine &#8220;<b><i>Dō</i></b>&#8221; potrebbe indicarci il &#8220;<i>modo migliore</i>” per raggiungere la cima di quest&#8217;ultima, mentre il termine “<b><i>Ho/Pō</i></b>” potremmo identificarlo come “<i>una nuvola che fluttua in cielo sopra la montagna, che scende su di essa sotto forma di pioggia, che scorre attraverso essa fino a divenire da prima ruscello, poi fiume fino ad arrivare in mare e da qui ancora nuvola pronta a ricominciare questo eterno ciclo di vita</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il carattere cinese usato per &#8220;<i>Ho</i>&#8221; è composto da due radici, la prima &#8220;<i>Sanzui</i>&#8221; significa &#8220;<i>acqua</i>&#8220;, la seconda &#8220;<i>Saru</i>&#8221; significa &#8220;<i>andare avanti</i>&#8220;, se uniamo i due termini otterremo &#8220;<i>andare avanti nell&#8217;acqua</i>&#8221; e se ad esso pensiamo come l&#8217;eterno ciclo, prima esposto come esempio, ecco che tutto ci torna più chiaro. Vi è però da dire che il termine “<i>Ho</i>”, nonostante sia scritto con il radicale di acqua ed il carattere di avanzare, non ne prende il significato letterale ma è un&#8217;evoluzione ideogrammatica cinese sul termine sanscrito di “<i>ruota</i>” utilizzato per descrivere la legge “<i>dharmica</i>” introdotta dal Buddhismo; così come il carattere Dō, nonostante sia partito dal concetto taoista, è finito, in Giappone, per rappresentare la ricerca interiore verso l&#8217;illuminazione, nel concetto Buddhista del termine.</p>
<p style="text-align: justify;">“<i>Bumon</i>” e “<i>Shumon</i>”, il vangelo marziale si unisce indissolubilmente a quello religioso. Vivere una vita come un praticante (&#8220;-Ka&#8221;) vuol dire “<i>desiderare niente, apparire niente, essere niente</i>”. Questo è il punto più sicuro: diventare uno “<i>zero</i>”, come l’ “<i>en</i>”, il cerchio. Ma due cerchi, uno affianco all&#8217;arto, significano anche infinito, ecco allora che dallo zero nasce ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>FONTI BIBLIOGRAFICHE</b></p>
<ol>
<li>J. Kano, Journal of Health and Physical Education (1932); J. Kano, Kodokan judo. (Edizioni Mediterranee, 2005);</li>
<li>M. Ueshiba and K. Ueshiba, Budo: gli insegnamenti del fondatore dell&#8217;aikido. (Ed. Mediterranee, 2000);</li>
<li>M. Ueshiba e J. Stevens, L&#8217;arte della pace. (Ed. mediterranee, 2004);</li>
<li>G. Funakoshi, Karate-do: Il mio stile di vita. (Ed. Mediterranee, 1999);</li>
<li>H. Tada, &#8220;Spirito-Tecnica-Corpo&#8221;, (Ed. Tempukai &#8211; n°14, 2004);</li>
<li>Nitobe, Bushido: the soul of Japan. (Kodansha International (JPN), 2002);</li>
<li>Y. Tsunetomo, Hagakure: il libro segreto dei samurai. (Mondadori, 2009);</li>
<li>M. Miyamoto, Il libro dei cinque anelli. (Mondadori, 1998);</li>
<li>Draeger, Donn F. Classical Bujitsu (Martial Arts and Ways of Japan). Weatherhill, 1973, 2007;</li>
<li>Hall, David A. Encyclopedia of Japanese Martial Arts. Kodansha USA, 2012;</li>
<li>Skoss, Diane, Editor. Koryu Bujutsu: Classical Warrior Traditions of Japan. Koryubooks, 1997;</li>
<li>Skoss, Diane, Editor. Sword and Spirit: Classical Warrior Traditions of Japan, Volume 2. Koryubooks, 1999;</li>
<li>Skoss, Diane, Editor. Keiko Shokon: Classical Warrior Traditions of Japan, Volume 3. Koryubooks, 2002;</li>
<li>Kenkyusha&#8217;s New Japanese-English Dictionary, Kenkyusha Limited, Tokyo 1991;</li>
<li>Draeger, Donn F. (1974) Modern Bujutsu and Budo. New York: Weatherhill. Page 57;</li>
<li>Fumon Tanaka (2003) Samurai Fighting Arts: The Spirit and the Practice. Tokyo: Kodansha International Ltd. Page 22;</li>
<li>Japanese-English Dictionary of Kendo. All Japan Kendo Federation. Tokyo. Japan. 2000. Page 52;</li>
<li>Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu &#8211; Classical Warrior Traditions of Japan. Page 19-20;</li>
<li>Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu &#8211; Classical Warrior Traditions of Japan. New Jersey: Koryu Books. Page 20;</li>
<li>Donn F. Draeger, 1973. Classical Budo. Page 36;</li>
<li>Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu &#8211; Classical Warrior Traditions of Japan. New Jersey: Koryu Books. Page 20;</li>
<li>Draeger, Donn F. (1973) Classical Budo. Boston: Weatherhill. Page 68;</li>
<li>Knutsen, Roald (2004) Rediscovering Budo. Kent: Global Oriental. Page 22-23;</li>
<li>Donn F. Draeger, 1974. Modern Bujutsu &amp; Budo. Page 135;</li>
<li>Armstrong, Hunter B. (1995) The Koryu Bujutsu Experience in Koryu Bujutsu &#8211; Classical Warrior Traditions of Japan. New Jersey: Koryu Books. Pages 19-20.</li>
</ol>
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		<title>L’INFLUENZA DELLA CULTURA GIAPPONESE NELLE ARTI MARZIALI</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 23:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aikido]]></category>
		<category><![CDATA[Karate-Do]]></category>
		<category><![CDATA[ARTI MARZIALI]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA GIAPPONESE]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Forti &#8211; pubblicato su Karateka.it Lo sviluppo della cultura giapponese è stato fortemente influenzato dalla scarsa disponibilità di superficie rispetto alla densità della popolazione e dall’isolamento geografico che, nel corso dei secoli, ha permesso di mantenere inalterati i &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=460">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a title="Clicca per vedere l'anteprima dell'immagine" href="http://karateka.it/media/k2/items/cache/d063d8b7c1471349d2847c26ce4e4d8c_XL.jpg" rel="{handler: 'image'}"> <img alt="L’influenza della cultura giapponese nelle Arti Marziali" src="http://karateka.it/media/k2/items/cache/d063d8b7c1471349d2847c26ce4e4d8c_L.jpg" width="623" height="416" /> </a></div>
<div>
<div>
<div style="text-align: justify;"><em>di <strong>Marco Forti</strong></em> &#8211; pubblicato su <a href="http://www.karateka.it">Karateka.it</a></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Lo sviluppo della cultura giapponese è stato fortemente influenzato dalla scarsa disponibilità di superficie rispetto alla densità della popolazione e dall’isolamento geografico che, nel corso dei secoli, ha permesso di mantenere inalterati i valori originari della civiltà feudale.</div>
<div style="text-align: justify;">出る釘は打たれる (<em>deru kugi wa utareru</em>)<br />
<strong><i>Il chiodo che sporge va ribattuto</i></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><span id="more-460"></span>La cultura giapponese si è evoluta esaltando l’ordine, l’importanza della gerarchia e dell’etichetta, l’unità e la legalità.</p>
<div>
<p>Il giapponese considera l’autorità necessaria alla sopravvivenza della società e l’ubbidienza all’autorità come una forma di cooperazione piuttosto che di coercizione. Il benessere del gruppo viene considerato più importante di quello del singolo.</p>
<h2><b>Conformità sociale, gerarchia e dinamica del gruppo</b></h2>
<p>L’antropologa giapponese Chie Nakane, afferma «Il<i> Giappone moderno ha una struttura gerarchica che segue una stratificazione verticale in base alle istituzioni, piuttosto che orizzontale in base alle classi o alle caste. L’individuo giapponese non ha uno status individuale universalmente valido nella società, ma la sua identità è determinata esclusivamente dal ruolo che assume in una particolare istituzione.<br />
Non bisogna confondere la gerarchia giapponese con quella occidentale, come se fossero equivalenti i rapporti di forza e le strutture sociali: il fine ultimo della gerarchia giapponese è la costituzione del gruppo. Gruppo, che può essere di lavoro, di studio o familiare.»<sup><a href="http://karateka.it/articoli/karatedo/item/138-influenza-cultura-giapponese-arti-marziali.html#note" rel="alternate" data-slimstat-clicked="false" data-slimstat-type="2" data-slimstat-tracking="false" data-slimstat-callback="false" data-slimstat-async="false">(1)</a></sup></i></p>
<p>Malgrado la sua modernizzazione, il Giappone rimane comunque una società gerarchica in cui tutto è regolato da convenzioni e norme meticolose.</p>
<p>Gli antichi guerrieri vivevano per la lealtà, la disciplina, l’obbedienza alla nazione al clan, alla famiglia e all’onore personale. Le forme oggi sono cambiate, ma le qualità del popolo giapponese sono rimaste invariate, così come le tradizioni, che sono vive perché condizionano inequivocabilmente un presente, che a sua volta le ridefinisce e rafforza.</p>
<p>Tradizione e modernizzazione non sono in Giappone in contrasto, ma due facce della medesima medaglia. Il sistema giapponese ha realizzato una completa integrazione fra modernizzazione e tradizione sfruttando le caratteristiche culturali a vantaggio dello sviluppo e dell’organizzazione.</p>
<p><img alt="studentesse giapponesi" src="http://www.karate-cesena.it/wp-content/uploads/2013/06/0aatomoko-300x216.jpg" width="579" height="424" /></p>
<p>Nella cultura giapponese esiste una forma d’ordine, a cui gli occidentali non sono abituati, in cui è vero che l’individuo è vulnerabile e l’individualità non viene incentivata, ma esiste una sensibilità comune che dà l’impressione di avere a che fare con una sorta di persona collettiva.</p>
<p>La gerarchia non ha quindi lo scopo di proclamare la supremazia di un individuo sugli altri, ma quella di stabilire i doveri all’interno del gruppo, in cui il valore dominante è l’armonia, che si manifesta nella gratitudine e lealtà, nei sentimenti di benevolenza e di comprensione del capo nei confronti dei suoi subordinati.</p>
<p>Esistono rapporti importanti che comportano differenze di età fra le persone coinvolte: quelli tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti, tra superiori e subordinati, che divengono un modello per le altre relazioni interpersonali.</p>
<p>In Occidente, le differenze di età e di stato non influenzano i rapporti tra le persone come avviene in Giappone.</p>
<p>Gli studenti possono parlare con i professori in modo molto informale. Una matricola e un anziano in un college possono essere buoni amici. I giovani e agli anziani possono avere un rapporto paritetico.</p>
<p>In Giappone, quando i giapponesi si riuniscono, il loro comportamento è fortemente influenzato dalla consapevolezza del livello e del grado di ogni persona del gruppo in accordo con l’età e lo stato sociale.</p>
<p>La consapevolezza delle differenze di età e di rango è inoltre una necessità costante per l’uso appropriato della lingua giapponese. Un giapponese deve infatti parlare con un anziano usando un vocabolario e una forma linguistica più educati, usando cioè il linguaggio formale che in giapponese è chiamato <em>Keigo</em>.</p>
<h2><b>Il rapporto Senpai-Kohai</b></h2>
<p>Niente descrive più chiaramente questo aspetto della tradizione e della natura gerarchica della società giapponese che il rapporto tra <em>Senpai</em>(l’anziano o il superiore) e <em>Kohai</em> (più giovane) in qualsiasi organizzazione sociale.<br />
L’atteggiamento verso il proprio Senpai è caratterizzato da formalismo, obbedienza e fiducia.</p>
<p>Il rapporto tra inferiori o <em>Kohai</em> e i loro <em>Senpai</em> segue le rigide regole imposte dall’etichetta, manifesta il rispetto della gerarchia e quindi l’adesione alla struttura sociale<sup><a href="http://karateka.it/articoli/karatedo/item/138-influenza-cultura-giapponese-arti-marziali.html#note" rel="alternate" data-slimstat-clicked="false" data-slimstat-type="2" data-slimstat-tracking="false" data-slimstat-callback="false" data-slimstat-async="false">(2)</a></sup>.</p>
<p>Secondo la cultura giapponese, l’accettazione di altri come propri superiori è uno strumento utile per insegnare la leadership, l’autocontrollo e l’autodisciplina.</p>
<p>Il rischio è che questa consuetudine possa inibire lo sviluppo personale: quando gli individui smettono di pensare con la loro testa e lasciano le decisioni ai loro superiori, possono diventarne dipendenti e interrompere il percorso che porta alla maturità, ma questo fa parte delle regole del gioco.</p>
<p>Nell’interpretare questo rapporto è importante tener presente la sua confrontabilità con la famiglia che rappresenta il pilastro della società giapponese in quando propone e rispecchia le norme, i valori culturali, le tradizioni e il pensiero comune.</p>
<p>All’interno della famiglia giapponese i bambini sono molto amati e viziati, le <em>oba-san</em> e gli <em>oji-san</em> (nonne e nonni) di solito occupano un posto speciale e godono di grande considerazione: l’inizio e la fine della vita sono considerati vicini al mondo spirituale e quindi degni di un rispetto maggiore. La dipendenza del più giovane, del più fragile della famiglia non solo è accettata, ma diventa il punto focale della relazione, in cui si esprimono i valori di coesione e di unità, e si consolidano i ruoli all’interno del gruppo.</p>
<p>I sentimenti di affetto e la gerarchia propri delle relazioni familiari, invece che entrare in contraddizione, si rafforzano vicendevolmente, affermando gli ideali di ordine e armonia.</p>
<p>Nella famiglia nascono e si sviluppano i valori fondamentali di tutte le relazioni interpersonali e il codice di comportamento che ne deriva consente di rendere simili e comparabili situazioni sostanzialmente dissimili, come l’ambiente famigliare, la scuola e il mondo del lavoro.</p>
<p>L’affermazione: «<em>I Senpai sono come padri protettivi, come fratelli maggiori</em>» indica proprio come la relazione <em>Senpai-Kohai</em> abbia profonde analogie con la relazione esistente all’interno della famiglia fra i genitori e i figli o fra il fratello maggiore e quelli più giovani.</p>
<p><a href="http://www.karate-cesena.it/wp-content/uploads/2013/06/schoolsys.jpg" data-slimstat-clicked="false" data-slimstat-type="2" data-slimstat-tracking="false" data-slimstat-callback="false" data-slimstat-async="false"><img alt="Il rapporto senpai kohai nelle scuole" src="http://www.karate-cesena.it/wp-content/uploads/2013/06/schoolsys-300x225.jpg" width="582" height="446" /></a></p>
<p>Il rapporto senpai kohai inizia nelle scuole</p>
<p>Gli studenti giapponesi incontrano il loro primo <em>Senpai</em> nella scuola media, quando si iscrivono a qualche circolo, sportivo o culturale, e questo rapporto durerà anche dopo il loro diploma.</p>
<p>I nuovi studenti sono addestrati, come dei soldati, a servire il loro <em>Senpai</em>. Quando parlano con il loro <em>Senpai</em> devono usare un linguaggio educato e formale per mostrare rispetto verso l’anziano.</p>
<p>Quando incontrano il loro <em>Senpai</em> devono inchinarsi.</p>
<p>Chiamare gli anziani per nome è proibito.</p>
<p>In questo rapporto molto rigido e formale, simile al sistema gerarchico dell’esercito, l’obbedienza è il valore più importante del <em>Kohai</em>.</p>
<p>Questa relazione si ripropone anche nel mondo del lavoro.</p>
<p><a href="http://www.karate-cesena.it/wp-content/uploads/2013/06/senpaikohai3.jpg" data-slimstat-clicked="false" data-slimstat-type="2" data-slimstat-tracking="false" data-slimstat-callback="false" data-slimstat-async="false"><img alt="La relazione senpai-kohai si ripropone anche nel mondo del lavoro" src="http://www.karate-cesena.it/wp-content/uploads/2013/06/senpaikohai3.jpg" width="581" height="618" /></a></p>
<p>Come già detto nella cultura giapponese è cruciale sapere in anticipo chi è più anziano e chi è più giovane in qualsiasi relazione personale, in modo tale da usare, nei confronti dell’anziano, il giusto tono di voce, l’appropriato livello di formalismo e di termini onorifici.</p>
<p>Per questo motivo nessun rapporto d’affari può cominciare prima di essersi scambiati i biglietti da visita (<em>Meishi</em>), che contengono informazioni molto precise e dettagliate sul rango e sulla posizione aziendale, in modo da aver chiaro chi deve portar riguardo a chi.</p>
<p>Le più recenti ed autorevoli analisi sulla moderna organizzazione giapponese conferiscono un posto determinante al rapporto Senpai-Kohai, che è considerato cruciale per comprendere le caratteristiche tipicamente giapponesi della loro struttura aziendale.</p>
<p>La relazione Senpai-Kohai è riproposta ed enfatizzata nel Budo giapponese.</p>
<p>Il <em>Rei</em>, ossia “il saluto” e quindi l’inchino come sua forma esteriore (<em>Tatemae</em>) e il rispetto come forma interiore (<em>Honne</em>), riunisce le nozioni di educazione, cortesia, gerarchia, lealtà e gratitudine.</p>
<p>Non per niente i termini, che in giapponese indicano l’etichetta (<em>Reishiki</em> / <em>Reigi</em>), derivano direttamente da Rei e in questa particolare accezione, l’etichetta non è solo l’espressione del mutuo rispetto all’interno della società, ma un mezzo per prendere coscienza della propria posizione e avvicinarsi alla comprensione del Budo.</p>
<p>Come nella famiglia c’è una gerarchia naturale, così è nel <em>Budo</em>: maestro e allievo, <em>Senpai</em>, <em>Dohai</em> e <em>Kohai</em>, gradi avanzati e principianti, e tutte queste relazioni devono agire in modo congiunto, per preservare l’ordine e l’armonia nel gruppo.</p>
<p>“<em>L’etichetta consiste nel determinare caso per caso il giusto equilibrio.</em>“</p>
<p>Per un giapponese che pratica in un <em>dojo</em>, adeguarsi a queste norme è facile, non ha che da replicare le regole di comportamento, che già applica, sotto altra forma nella sua vita sociale.</p>
<p>Per un occidentale è più difficile. L’informalità, che caratterizza i nostri rapporti quotidiani, mal si coniuga con le rigide norme dell’etichetta, di cui fatichiamo ad elaborarne i contenuti.</p>
<p>Le relazioni<em> Sensei-Deshi</em> e <em>Senpai-Kohai</em>, così diffuse e naturali nella società giapponese, sono per l’occidentale, anche se praticante di arti marziali, di difficile comprensione ed attuazione.</p>
<p>Eppure è così semplice: “<em>Il Senpai si prende cura del Kohai, perché occupa il posto che è suo e merita perciò che ci si occupi di lui.</em>” Allo stesso modo il rispetto verso il Senpai non deve essere richiesto o imposto, il Kohai “<em>deve avere il desiderio naturale di rispettare il Senpai.</em>“</p>
<p>Così in Giappone l’allievo non fa domande al maestro, accetta l’insegnamento perché il <em>Sensei</em> ne sa di più, ha maggior esperienza, inoltre fare domande è considerato scortese e potenzialmente distruttivo dell’armonia del gruppo.</p>
<p>Forse è proprio questa semplicità, questa naturalezza, questa forma di ordine gerarchico per noi atipica, questa certezza che non ammette replica, che ostacola la capacità di capire …</p>
<p>Ma in fondo cosa c’è da capire … basta accettare.</p>
<p>Ed è di questa impostazione culturale, tutta giapponese, che il Karate-do moderno è figlio.</p>
<p>Ed è forse anche a causa di questa impostazione culturale che impone il non fare domande ai propri maestri che buona parte delle conoscenze e delle pratiche dell’antica arte di Okinawa si sono perse per sempre nelle sabbie del tempo …</p>
<p>______________________________________</p>
<p>NOTE</p>
<p><em><sup>(1)</sup> Chie Nakane – Personal Relations in a Vertical Society: A theory of Homogeneous Society – Kodansha – Tokyo 1967</em><br />
<em><sup>(2)</sup> Patrizia Corgiat Mecio – La relazione Senpai-Kohai nella cultura giapponese – 2001</em></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>AIKIDO E KI-NORENMA</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 19:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aikido]]></category>
		<category><![CDATA[Aikido Kinorenma]]></category>

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		<description><![CDATA[Tada Hiroshi Shihan &#8211; 9° dan Direttore didattico Aikikai d&#8217;Italia Ki-no-renma tradotto letteralmente significa: “forgiare la propria energia vitale”. Il termine “renma” è usato in Giappone per indicare l’arte della forgiatura delle spade che avviene attraverso un lavoro lento, lungo &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=444">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><img alt="" src="http://simonechierchini.files.wordpress.com/2013/06/hiroshi-tada.jpg" width="608" height="412" /></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Tada Hiroshi Shihan &#8211; 9° dan Direttore didattico Aikikai d&#8217;Italia</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ki-no-renma</em> tradotto letteralmente significa: “<em>forgiare la propria energia vital</em>e”. Il termine “<em>renma</em>” è usato in Giappone per indicare l’arte della forgiatura delle spade che avviene attraverso un lavoro lento, lungo e ripetuto di sovrapposizione di diversi strati di metallo. La parola “<em>ki</em>” (<em>prana</em> in sanscrito, <em>ch’i</em> in cinese) rappresenta l’energia vitale che sottostà al metabolismo, alla sopravvivenza e all’espressione mentale, emotiva e spirituale dell’essere umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-444"></span>Il <em>ki</em> non va  inteso come una semplice energia materiale simile all’elettricità, ma piuttosto come una forza sottile dotata di intelligenza, amore e volontà.<br />
Nel corpo umano il <em>ki</em> scorre all’interno del sistema nervoso e di particolari canali definiti meridiani.<br />
Durante la pratica del <em>ki-no-renma</em>,<em> </em>si cerca di entrare in contatto, assorbire, assimilare e far circolare in noi questa Forza che è contemporaneamente personale e universale.</p>
<p style="text-align: center;"><img alt="ki - &quot;energia vitale&quot;" src="http://www.aikidobari.com/wp-content/uploads/2013/02/ki2.gif" width="204" height="183" /></p>
<p style="text-align: center;">ki – “energia vitale”</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi il <em>ki-no-renma</em> è l’insieme degli insegnamenti esoterici e interiori relativi alle tecniche di respirazione, concentrazione e meditazione per la pratica dell’aikido. Queste tecniche sono state insegnate al direttore didattico dell’Aikikai, H. Tada Sensei, da Nakamura Tempu che le ha a sua volta apprese in India dal maestro di <em>raja yoga</em>, Kaliapa. Senza la conoscenza e la pratica del <em>ki-no-renma</em>, le tecniche dell’aikido mancano della loro sostanza e profondità e rimangono delle vuote forme esteriori. Il <em>ki-no-renma</em> è comunque una validissima pratica anche per chi non è attratto dall’aikido in quanto fornisce le basi filosofiche ed esperienziali per tutti coloro che sono interessati alla propria crescita spirituale e all’incremento della propria energia.</p>
<p><strong>Tecniche studiate:</strong></p>
<ul>
<li>tecniche di respirazione e incremento dell’energia (<em>kokyu</em>,<em> pranayama</em>);</li>
<li>tecniche di concentrazione (<em>dharana</em>);</li>
<li>apertura dei centri sottili (<em>tanden, chakra</em>);</li>
<li>controllo dei 5 sensi (<em>pratyahara</em>);</li>
<li>meditazione (<em>anjodaza</em>).</li>
</ul>
<p><strong>Obiettivi:</strong></p>
<ul>
<li>incrementare la propria energia vitale;</li>
<li>migliorare la concentrazione;</li>
<li>rilassare il corpo rendendolo più forte;</li>
<li>ridurre lo stress;</li>
<li>imparare la meditazione,</li>
<li>dare una solida base interiore alla pratica tecnica dell’aikido.</li>
</ul>
<p><strong> LE PREGHIERE DI NAKAMURA TEMPU</strong></p>
<p><strong><em>Versi del pranayama</em></strong></p>
<p>In questo grande Universo, che è imperscrutabile<br />
e divino, vi è un vigore che da forza all’energia di noi esseri umani.<br />
Esso risiede ovunque ed ogni luogo riempie.<br />
Con un metodo misterioso detto pranayama, con gratitudine profonda, dalle viscere fino all’estremità dei quattro arti,<br />
accogliamo tale vigore, finché non ne siamo più che sazi.</p>
<p><strong><em>Giuramento giornaliero</em></strong><br />
Senza cedere a rabbia, timore e dolore<br />
Con onestà, benevolenza, piacere<br />
Con forza, coraggio e fede<br />
Oggi adempirò i miei doveri verso la vita<br />
Mai perderò la pace e l’amore<br />
E vivrò come un autentico essere umano.<br />
Tutto questo oggi giuro a me stesso.</p>
<p><strong><em>Versi della forza</em></strong><br />
Io sono la Forza. Un cristallo della Forza<br />
Dunque nulla può vincermi<br />
Malattia, destino e tutto il resto<br />
La Forza sovrasta.<br />
E’ cosi! Un cristallo della potente potente Forza io sono.</p>
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		<title>KARATEDO</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 22:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Karate-Do]]></category>
		<category><![CDATA[Karatedo]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura del M° Lucio Maurino &#8211; Le origini del Karate hanno radici antichissime, in particolar modo al Kenpo cinese, al Kenjutsu / Jujutsu giapponese,  e sono fortemente legate al combattimento per la sopravvivenza poiché lo scopo primario del Karate &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=395">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><!--[if gte mso 9]><xml>  <o:OfficeDocumentSettings>  <o:AllowPNG/>  </o:OfficeDocumentSettings>  </xml><![endif]--> <strong><em>a cura del M° Lucio Maurino</em></strong> &#8211; Le origini del Karate hanno radici antichissime, in particolar modo al Kenpo cinese, al Kenjutsu / Jujutsu giapponese,  e sono fortemente legate al combattimento per la sopravvivenza poiché lo scopo primario del Karate era quello di difendersi dai malintenzionati mettendoli fuori combattimento con un solo colpo o movimento. Per ottenere ciò era indispensabile la conoscenza dei punti vitali (Kyusho), la precisione e la giusta concentrazione di forza nei colpi.</p>
<p><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/220px-Kumite_of_Motobu_Choki.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-396" alt="220px-Kumite_of_Motobu_Choki" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/220px-Kumite_of_Motobu_Choki.jpg" width="220" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-395"></span>Tuttavia il Karate, riconosciuto in maniera ufficiale ad Okinawa nel 1936 quando è stato collocato dalla Dai Nippon Butokukai nel novero delle 12 arti del BUDO giapponese, viene modificato nelle sue varie strategie e tecniche marziali che hanno finito col modificare i suoi brutali metodi si supremazia marziale in sistemi di allenamento la cui metodologia ha come obiettivo finale il miglioramento dell&#8217;individuo. Per tali ragioni, l&#8217;obiettivo primario del KARATEDO è diventato “Ricercare un miglioramento continuo della propria personalità nell&#8217;inevitabile conflitto del vivere sociale”.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/ryukyubugeiblog.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-399" alt="ryukyubugeiblog" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/ryukyubugeiblog.jpg" width="826" height="207" /></a></h5>
<h5 style="text-align: justify;">La realizzazione di tale obiettivo passa inevitabilmente attraverso una pratica che va necessariamente svolta considerando tre livelli di studio:</h5>
<p>·      <strong>SHIN</strong> &#8211; Interiore (Mentale e Spirituale)</p>
<p>·     <strong>GI</strong> &#8211; Tecnico (Organizzazione dei segmenti corporei, nello spazio e nel tempo, finalizzata ad uno scopo)</p>
<p>·     <strong>TAI</strong> &#8211; Fisico (Armonizzazione delle nostre azioni – contrazione ed espansione – nel tempo e nello spazio).</p>
<h5 style="text-align: justify;">Infatti, così come le altre arti marziali appartenenti al BUDO che seguono la <strong>SHINKAKU NO MICHI</strong> (La Via dei Principi Etici e Morali), il Karatedo ha come comune denominatore lo studio del pianeta uomo e le sue capacità psico-fisiche in armonia con le leggi universali. Migliorare solo la tecnica senza migliorarci come individui significa non aver compreso la Via (DO): vivere in armonia con quello che ci circonda, e quindi coltivare una piena realizzazione personale e sociale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ciò rappresenta la filosofia delle Arti Marziali giapponesi legate al BUDO, anticamente studiate attraverso tecniche di meditazione e movimenti del corpo predefiniti (KATA). Questo è stato perpetuato fino ad oggi dai grandi Maestri.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sia nella metodologia che nel programma tecnico non devono esistere competizioni di sorta, ma bisogna basarsi essenzialmente sul senso del rispetto di sé e degli altri. Questo concetto deve essere garantito dall&#8217;etichetta (<strong>REIGI</strong> o <strong>REISHIKI</strong>) e dalla gerarchia che fanno del Karatedo una scuola di impegno fisico, psicologico e morale per eccellenza dove vengono esaltate non la supremazia sugli altri (competizioni) ma quelle qualità insite in ogni individuo che sono la costanza, l&#8217;impegno e la determinazione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">I passaggi di grado indicano il progressivo miglioramento degli allievi e, allo stesso tempo, li aiutano a prendere conoscenza delle proprie qualità e dei propri limiti. Gli esami, intesi in tal senso, sono quindi un sistema non tanto di valutazione tecnica ma un mezzo per meglio conoscersi attraverso una sincera autocritica. Il senso della prova d&#8217;esame, va quindi al di là del fatto di essere ammessi ad un grado superiore o meno, ma deve aiutare a migliorare passo dopo passo quella “Via” che in definitiva è la nostra stessa esistenza. Lo studio della tecnica, l&#8217;abilità e la maestria sono solo il mezzo attraverso il quale cerchiamo di migliorarci come individui.</h5>
<p>La pratica del Budo è un processo di realizzazione che dura tutta una vita. Ognuno deve applicare i valori appresi nel Dojo alla vita di ogni giorno, questa è la Via (<strong>DO</strong>). Insegnare questo stile di vita è un lungo viaggio che trascende ogni cultura, religione o orientamento politico, e che rappresenta un contributo prezioso per tutto il genere umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi le Arti Marziali sono integrate nello Sport come attività educative e formative, e sono praticate anche per migliorare la forma fisica, per questo motivo hanno riscosso una vasta popolarità in tutto il mondo. Tuttavia è importante sottolineare che l’essenza del KARATE-DO, “<em>La Via della mano vuota</em>” (<strong>KARA</strong> = VUOTO, <strong>TE</strong> = MANO, <strong>DO</strong> = VIA), risiede nella ricerca profonda della sua forma d&#8217;arte, dove in ogni tecnica si utilizza il corpo nel suo insieme, per raggiungere elevati livelli di efficacia, precisione ed essenzialità coma la lama di una katana (spada giapponese).</p>
<p><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/Miyagi_Kyoda_kumite_02.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-397" alt="Miyagi_Kyoda_kumite_02" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/Miyagi_Kyoda_kumite_02.jpg" width="208" height="300" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">La tecnica, ripetuta giorno dopo giorno, è quindi non solo strumento per affinare abilità fisiche e mentali, ma una pratica che aiuta ad un profonda comprensione di se stessi e degli altri, con un approccio olistico, tipico delle discipline marziali dove si richiede massimo controllo delle proprie emozioni e limpido stato d&#8217;animo, ossia unione tra “mente, corpo e spirito,” su cui poggia la tradizione del BUDO giapponese.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">A differenza del periodo in cui si diffuse da Okinawa a tutto il Giappone, e poi in tutto il mondo, oggi il Karate-Do si è sempre più orientato verso la promozione delle competizioni (principio della “Tecnica della Vittoria”). L&#8217;idea fondamentale del combattimento (KUMITE) e delle forme (KATA) di Karate, come sport moderno, risiede in quanti punti vengono realizzati in un certo tempo o in quanto una “performance” possa essere migliore di un’altra. Ciò comporta determinare un vincitore, il ché rende facile per lo spettatore la comprensione di questo processo. Tuttavia questo aspetto presenta un evidente dilemma: la ricerca dell&#8217;Arte attraverso la cultura tradizionale o la pratica del Karate come Sport?</h5>
<p style="text-align: justify;">Considerando le finalità, gli obiettivi, la didattica strutturale dell’insegnamento e la pratica, si può desumere che il perseguimento di uno di questi scopi tende ad escludere l’altro. Proprio per questa ragione è di notevole difficoltà il connubio di entrambi gli aspetti. Tuttavia è importante ricordare che il segreto per la realizzazione della tecnica perfetta nell&#8217;arte del Karate, si trova in una pratica intensa e continua delle basi (<strong>KIHON</strong> = Fondamentali del Kata/Kumite), dei modelli predefiniti di combattimento (<strong>KATA</strong> = Forme), delle loro analisi e applicazioni (<strong>BUNKAI</strong> e <strong>GOSHIN-JUTSU</strong>) e del combattimento libero (<strong>KUMITE</strong>), che abbinati a creatività, ricerca e introspezione forniscono strumenti indispensabili per un proficuo apprendimento dell&#8217;arte del Karate.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>KATA</strong></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Kata (giapponese <span lang="EN-US">型</span> o <span lang="EN-US">形</span>, traducibile con forma, modello, esempio) nelle arti marziali indica, sotto il profilo tecnico, una serie di movimenti preordinati e codificati che rappresentano varie tecniche e tattiche di combattimento evidenziandone i principi e le opportunità di esecuzione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sotto un profilo interno, invece, la pratica del kata mostra la capacità del praticante di vivere il momento, di far vibrare le corde più profonde del proprio corpo esercitando un autocontrollo sulla respirazione e ricercando una efficacia nelle tecniche, armonizzando tutto il kata in un qualcosa di più che un semplice schema.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">I kata esistono nel Karate, nel Judo, nel Jujitsu, e all&#8217;interno della pratica di diverse scuole antiche di armi giapponesi come Iaido (via dell&#8217;estrazione della spada giapponese), Jodo (bastone di 128 cm utilizzato contro la spada) e Naginata (alabarda). Il kata preserva, quindi, una tradizione tecnica e allo stesso tempo un</h5>
<h5 style="text-align: justify;">a tradizione culturale.</h5>
<p><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/seipai1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-398" alt="seipai1" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/seipai1.jpg" width="433" height="445" /></a></p>
<h5 style="text-align: justify;">L&#8217;esercizio del kata non si pratica solo nelle discipline marziali, ma in tutte quelle arti tipiche del Giappone che abbiano come fine il dō (<span lang="EN-US">道</span>), la &#8220;via&#8221;: Jūdō (via della cedevolezza), ken-dō (via della spada), Kyudo (via dell&#8217;arco), Aikido (via dell’armonia), ma anche Shodo (via della calligrafia), Kado (via della composizione floreale) e Sado (via della cerimonia del thè). In tutte queste discipline ci si propone di fondere, attraverso la respirazione, le componenti fisica e mentale eseguendo una predeterminata sequenza di gesti (tecnica) per raggiungere una più elevata condizione spirituale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ogni kata è composto da una serie di movimenti che ne costituiscono la caratteristica evidente, ma presenta altri elementi che sfuggono alla comprensione più immediata: i maestri che li hanno creati hanno spesso volutamente mascherato il significato di alcuni passaggi per evitare che altri se ne impadronissero. Per esempio i kata vennero mimetizzati in danze innocue, nel periodo in cui ad Okinawa vigeva la proibizione di praticare le arti marziali.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>KUMITE</strong></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il kumite è una delle tre componenti fondamentali dell&#8217;allenamento nel Karate, assieme a kata (con relative applicazioni) e kihon (studio dei fondamentali), e consiste nel combattere con un avversario in diverse modalità.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il termine giapponese kumite viene tradotto con la parola combattimento, però tale termine è incompleto, cioè privo degli elementi compresi nel concetto di kumite. Kumite si compone della parola kumi, che significa &#8220;mettere insieme&#8221;, e della sillaba te, che significa &#8220;mano&#8221;. Per kumite si intende quindi l&#8217;incontrarsi con le mani: nel confronto reale come in quello di palestra è necessario un avversario. Lo scopo del vero combattimento è quello di abbattere l&#8217;avversario, quello del kumite è la crescita reciproca dei praticanti.</h5>
<p><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/sensei_michi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-401" alt="sensei_michi" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/sensei_michi.jpg" width="671" height="449" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"> Il kumite presuppone due fasi ben distinte: l&#8217;apprendimento delle tecniche dal punto di vista formale e la loro applicazione. L&#8217;importanza che riveste la forma (kata) in funzione del combattimento è quindi fondamentale, perché racchiude le basi del karate. La filosofia del karatedo impone di migliorarsi continuamente per ricercare la massima padronanza tecnica e mentale, così da raggiungere equilibrio interiore, stabilità, consapevolezza. Per allenare il combattimento, nel senso del karate-do, vengono studiati diversi tipi di kumite fondamentale: combattimento a cinque passi, a tre passi, a un passo, semilibero, libero, etc..</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GOSHIN JUTSU</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua forma più antica denominata GOSHIN JUTSU, il Karate è specificamente studiato per la difesa personale. La parola goshin è composta da ‘GO’, tradotto come proteggere o difendere e ‘SHIN’, tradotto come corpo, sé stesso, uomo, mentre JUTSU significa arte, metodo, tecnica.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ la forma concreta ed essenziale del Karate inteso come metodo di combattimento totale in cui si impara a controllare e neutralizzare un attacco di uno o più aggressori e ad eseguire la tecnica più appropriata con la massima potenza nel lasso di tempo più breve.</p>
<h5 style="text-align: justify;"><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/u4yc5i12.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-400" alt="u4yc5i12" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/09/u4yc5i12.jpg" width="873" height="714" /></a></h5>
<h5 style="text-align: justify;">E’ necessario quindi la conoscenza dell’anatomia del corpo umano e dei vari punti sensibili e vitali, eredità della medicina orientale, che permettono anche a persone non particolarmente dotate fisicamente di poter prevalere contro avversari più forti e prestanti.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">La pratica e l’allenamento trasformano le varie parti del corpo in armi che possono consentire la supremazia in un combattimento. Quando l’obbiettivo principale è la neutralizzazione del nostro avversario, si ricorrerà infatti ad ogni possibile parte del corpo con cui si renda necessario colpire il nostro aggressore.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Si parla di aggressore perché, per quanto nel Karate siano previste tecniche per attaccare, non rientra nello spirito e nella filosofia del Karateka colpire per primo ma solo se aggredito (principio: “Karate ni sente nashi”).</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il Goshin Jutsu, anche considerando le differenti doti fisiche, tecniche e psicologiche di ogni individuo, implica necessariamente una pratica costante nel tempo che serve a stimare la propria zona di influenza, il concetto di distanza e tempo, l’uso degli spostamenti e soprattutto il controllo, tutti punti fondamentali nello studio della difesa personale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Non bisogna dimenticare, però, che il proprio movimento è la manifestazione del proprio spirito. Per tale ragione una pratica corretta deve prevedere lo studio di diversi aspetti tra loro interdipendenti come il rilassamento fisico e mentale, l’uso corretto della respirazione (kokyu), la visualizzazione, la concentrazione, la meditazione, gli spostamenti (ashi-sabaki, tai-sabaki), le cadute (ukemi), le posizioni (tachi-kata), le tecniche di percussione (atemi waza – tsuki, uchi, hiji, keri), la conoscenza delle zone bersaglio e dei punti vitali (kyusho), le tecniche di parata (uke-waza), l’allenamento all’impatto (makiwara, scudo, colpitori, sacco, ecc.), gli squilibri (kuzushi-waza), gli proiezioni (nage-waza), leve articolari (kansetsu/tuidi-waza), le evasioni e controtecniche (gyaku-waza), il controllo e le immobilizzazioni (katame-waza), gli strangolamenti/soffocamenti (shime-waza), la lotta a terra e la sottomissione (ne-waza), la tattica e la strategia del conflitto (heiho), l’intenzione che guida l’energia (kime-waza), la dinamica delle tecniche, la fluidità e la continuità nell’azione (renraku/renzoku-waza), la coordinazione, l’equilibrio, la mobilità articolare e la flessibilità.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Solo così il Karatedo diventa una via di autorealizzazione, in cui il corpo, la mente e lo spirito si fondono in armonia con la natura e il fluire dell’energia dell’Universo.</h5>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>NEL KARATE UN PUGNO POTENTE DIPENDE DAL CERVELLO</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2014 10:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Karate-Do]]></category>
		<category><![CDATA[NEL KARATE UN PUGNO POTENTE DIPENDE DAL CERVELLO]]></category>

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		<description><![CDATA[By Sam Wong &#8211; 15 Luglio 2012 &#8211; (Traduzione a cura di Dojo Karatekai Caserta) &#8211; Articolo originale (English) Hirokazu Kanazawa Choku Zuki Attraverso un protocollo di test a scansione alcuni ricercatori hanno rivelato caratteristiche distintive nella struttura del cervello &#8230; <a href="https://www.associazionearmonia.com/?p=388">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>By Sam Wong &#8211; 15 Luglio 2012 &#8211; (Traduzione a cura di Dojo Karatekai Caserta) &#8211; </i><a href="http://www3.imperial.ac.uk/newsandeventspggrp/imperialcollege/newssummary/news_15-8-2012-12-15-31">Articolo originale (English)</a></p>
<p><a href="http://www.shotokankaratediary.com/wp-content/uploads/2015/11/Kanazawa-choku-zuki-2.jpg"><img alt="Hirokazu Kanazawa Choku Zuki" src="http://www.shotokankaratediary.com/wp-content/uploads/2015/11/Kanazawa-choku-zuki-2.jpg" width="686" height="443" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Hirokazu Kanazawa Choku Zuki</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attraverso un protocollo di test a scansione alcuni ricercatori hanno rivelato caratteristiche distintive nella struttura del cervello di esperti di Karate che si correlano con l’abilità di eseguire i pugni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-388"></span>Sono state rivelate, infatti, caratteristiche distintive nella struttura del cervello di esperti di Karate che potrebbero essere collegate alla loro capacità di eseguire i pugni con una grande potenza da distanza ravvicinata. I ricercatori sono dell’Imperial College di Londra e UCL (University College London) e hanno trovato differenze nella struttura della materia bianca – responsabile dei collegamenti tra le diverse aree del cervello &#8211; attraverso un test di abilità nell’eseguire i pugni paragonando esperti cinture nere e principianti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti di Karate sono in grado di generare forze estremamente potenti con i loro pugni, ma come questo accade non è ancora chiaro. Precedenti studi hanno provato che la forza generata in un pugno di Karate non è determinato dalla forza muscolare ma da fattori legati al controllo del movimento dei muscoli da parte del cervello.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, pubblicato sulla <a href="http://cercor.oxfordjournals.org/content/early/2012/08/08/cercor.bhs219.short?rss=1">rivista Cerebral Cortex</a>, ha esaminato le differenze nella struttura del cervello tra 12 praticanti di Karate con un grado di cintura nera e una media di 13,8 anni di esperienza nella pratica e 12 soggetti di controllo della stessa età che si sono esercitati regolarmente ma non hanno mai avuto alcuna esperienza nel campo delle arti marziali.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno testato con quanta forza i soggetti colpiscono quando eseguono un pugno, ma per fare un paragone più attendibile hanno ristretto il test  dei non-esperti con la modalità di colpo a corto raggio &#8211; distanza di 5 centimetri. I soggetti indossavano marcatori infrarossi sulle braccia e sul tronco in modo da catturare la velocità dei loro movimenti .</p>
<p style="text-align: justify;">Come previsto, il gruppo di Karate ha dimostrato di colpire in maniera più potente. La potenza dei loro pugni diminuiva con il trascorrere del tempo: la forza che generavano era correlata alla sincronizzazione tra  movimento dei polsi e delle loro spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Le scansioni cerebrali hanno mostrato che la struttura microscopica in alcune regioni del cervello differiva tra i due gruppi. Ogni regione del cervello è composta di materia grigia, consistente i principali corpi di cellule nervose, e di materia bianca, che è principalmente costituita da fasci di fibre che trasportano segnali da una regione all&#8217;altra. Le scansioni utilizzate in questo studio, chiamate tensori di diffusione per immagini (DTI), hanno rilevato differenze strutturali nella materia bianca di alcune aree del cervello, chiamate cervelletto e corteccia motoria primaria, note per essere coinvolte nel controllo del movimento. Queste aree sono raffigurate di seguito in bianco.</p>
<p style="text-align: justify;"><img title="dti" alt="dti" src="http://www3.imperial.ac.uk/icimages?p_imgid=151859" width="600" height="317" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze misurate dal DTI nel cervelletto sono state correlate con la sincronia dei movimenti del polso e della spalla dei soggetti mentre eseguivano dei pugni. Anche il segnale DTI è stato correlato con l&#8217;età in cui gli esperti di Karate hanno iniziato ad allenarsi e con il loro tempo totale di pratica nella disciplina. Questi risultati suggeriscono che le differenze strutturali nel cervello sono collegate alla capacità delle cinture nere di eseguire i pugni.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<i>La maggior parte della ricerca sul modo in cui il cervello controlla il movimento si è sempre basata sull&#8217;esame di come le malattie possono compromettere le capacità motorie</i>&#8221; &#8211; ha dichiarato il <a href="http://www.imperial.ac.uk/AP/faces/pages/read/Home.jsp?person=ed.roberts&amp;_adf.ctrl-state=19vck1tyyi_3&amp;_afrRedirect=527829522823000">dr. Ed Roberts</a>, del <a href="http://www1.imperial.ac.uk/departmentofmedicine/">Dipartimento di Medicina</a> presso l&#8217;Imperial College di Londra, che ha condotto lo studio &#8211; &#8220;<i>Abbiamo attuato un approccio diverso, cercando di capire cosa permette agli esperti di svolgere meglio le prove di abilità fisica rispetto ai principianti</i>“.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<i>Le cinture nere di Karate sono riuscite a coordinare ripetutamente la loro azione di pugno ad un livello  più efficiente dei principianti. Pensiamo che tale abilità potrebbe essere correlata ad una più fine attività delle connessioni neurali nel cervelletto, permettendo loro di sincronizzare i movimenti del braccio e del tronco con estrema precisione</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<i>Stiamo solo iniziando a capire il rapporto tra struttura e il comportamento del cervello, ma i nostri risultati sono coerenti con le precedenti ricerche che mostrano quanto il cervelletto giochi un ruolo fondamentale nella capacità di produrre movimenti complessi e coordinati</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<i>Ci sono diversi fattori che possono influenzare il segnale DTI, per tale ragione non possiamo dire esattamente a quali caratteristiche della sostanza bianca queste differenze corrispondano. Ulteriori studi che utilizzano le tecniche più avanzate ci daranno un quadro più chiaro</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio è stato sostenuto dal <a href="http://www.mrc.ac.uk/index.htm">Medical Research Council</a> (MRC), dal <a href="http://www.wellcome.ac.uk/">Wellcome Trust</a>, e dall&#8217;<a href="http://www.nihr.ac.uk/Pages/default.aspx">Istituto Nazionale per la Salute della Ricerca</a> (NIHR) <a href="http://www.uclh.nhs.uk/utility/404.aspx?oldUrl=/Research/CBRC/Pages/Home.aspx&amp;k=Home.aspx">Centro di Ricerca Biomedica presso l&#8217;University College London Hospitals NHS Foundation Trust e University College di Londra.</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><i>Riferimenti</i></strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">RE Roberts et al. “<a href="http://cercor.oxfordjournals.org/content/early/2012/08/08/cercor.bhs219.short?rss=1">Differenze individuali nella coordinazione motoria di esperti associata alla microstruttura della sostanza bianca nel cervelletto</a>&#8220;. Cerebral Cortex , 15 agosto 2012 . doi : 10.1093/cercor/bhs219</p>
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		<title>10° ANNIVERSARIO DOJO AIKIKAI CASERTA</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 10:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aikido]]></category>
		<category><![CDATA[10° ANNIVERSARIO DOJO AIKIKAI CASERTA]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/03/Aiki_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-393" alt="Aiki_2" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/03/Aiki_2.jpg" width="1000" height="667" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;era molta attesa, nell&#8217;ambiente della élite delle arti marziali, per la annunciata serata celebrativa del decennale dell&#8217;insegnamento a Caserta del Maestro Danilo Manodoro, 4° dan dell&#8217;Aikikai d&#8217;Italia e dell&#8217;Aikikai di Tokyo. L&#8217;attesa non è andata delusa. Il folto pubblico di esperti, appassionati e curiosi che ha affollato il dojo (palestra) di Via degli Antichi Platani ha assistito con attenzione ad una dimostrazione di arti marziali di altissimo livello, che ha catturato gli astanti in un vortice di armoniosa eleganza e di densa spiritualità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-356"></span>Il commento tecnico è stato di Giuseppe Marro, cintura nera della scuola casertana di Aikido, più noto in città per la sua attività di comunicatore e di sindacalista. Nell&#8217;introdurre l&#8217;evento, Marro ha ricordato come “l&#8217;Aikido sia considerato l&#8217;università delle arti marziali, essendo la summa e l&#8217;evoluzione degli antichi metodi di combattimento dei samurai di alto lignaggio. Attraverso un intenso lavoro tendente al coordinamento tra mente e corpo – ha continuato il presentatore – il praticante utilizza la padronanza della tecnica per realizzare una condizione interiore che indusse il grande orientalista Pio Filippani Ronconi a definire l&#8217;Aikido &lt; zen (meditazione) in movimento&gt;”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della serata, esponenti di altre arti marziali hanno voluto rendere omaggio al Maestro Danilo Manodoro. In particolare il pluricampione del mondo di karate, già capitano della nazionale italiana ed attualmente allenatore della nazionale giovanile, il casertano Lucio Maurino, si è esibito in una impressionante serie di “kata” (forme) ed in un combattimento. Ha suscitato curiosità la dimostrazione di Iaido, l&#8217;antica arte di estrazione della spada giapponese, tenuta dal Maestro Luca Ungaro di Roma. Si è passati, dunque, all&#8217;Aikido. Il Maestro Danilo Manodoro ha dapprima guidato i suoi allievi in esercizi di respirazione e di concentrazione finalizzati al potenziamento dell&#8217;energia vitale (come trasmessi da Ueshiba Sensei per il tramite di Tada Sensei), successivamente i praticanti della scuola casertana, dalle cinture bianche alle cinture nere, si sono esibiti in tecniche via via più complesse, praticando ciascuno al suo livello e secondo le proprie possibilità fisiche. Dagli adolescenti agli anziani, dai principianti agli esperti, gli aikidoka hanno creato un&#8217;atmosfera ieratica e allo stesso tempo dinamica che ha letteralmente avvolto gli spettatori. Il gran finale è stato del Maestro Danilo Manodoro, premiato con una targa celebrativa, del quale la maestria e la profonda conoscenza dell&#8217;arte non possono essere descritte con le parole.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/03/Aiki_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-392" alt="Aiki_1" src="http://www.associazionearmonia.com/wp-content/uploads/2014/03/Aiki_1.jpg" width="1000" height="667" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La serata si è conclusa con le performance di noti artisti, presentati da Tatiana Guadalupo. Lo storico gruppo napoletano degli Argine e il virtuoso batterista Angelo Calabrese si sono esibiti – rispettivamente &#8211; in una originalissima miscela di musica acustica, classica, folk, jazz, punk ed in ritmi che hanno ricordato il Taiko (tamburi giapponesi). Estremamente coinvolgente la strepitosa attrice romana Sara Pallini, che ha recitato brani di Henry James e di Pasolini, fornendo un saggio dello spettacolo che terrà al teatro comunale di Caserta i prossimi 26 e 27 aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte Comunicato stampa</p>
<section id="topic"></section>
<p style="text-align: justify;" title="Data notizia">31/3/2014 | 17:50</p>
<p style="text-align: justify;">© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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